Gianrico Caroglio (da Wikipedia)

Attraverso lo studio delle opere dello scrittore barese Gianrico Carofiglio e della sua carriera più che ventennale si può analizzare l’evoluzione dell’editoria e il ruolo strategico delle case editrici nel successo di un autore contemporaneo. Infatti fin dal suo esordio con Testimone inconsapevole, pubblicato nel 2002 dalla casa editrice palermitana Sellerio, Carofiglio ha introdotto in Italia il genere del legal thriller o romanzo giudiziario italiano, costruendo un percorso editoriale di grande impatto grazie al supporto di figure professionali e strategie di promozione moderna.

Gianrico Carofiglio è nato a Bari nel 1961 e ha avuto una formazione prettamente giuridica. Dopo la laurea in Giurisprudenza ha intrapreso la carriera di magistrato con incarico di sostituto procuratore, occupandosi in primis di criminalità organizzata. Inoltre, si è occupato di politica, venendo eletto Senatore della Repubblica. Ha abbandonato definitivamente la magistratura nel 2013 per dedicarsi in maniera esclusiva alla scrittura, divenuta progressivamente la sua attività principale. Ha consolidato la sua carriera di scrittore con romanzi, saggi, racconti brevi, dando rilevanza a temi giudiziari, politici, filosofici, etici e sociali, psicologici e morali, arrivando alla stesura di sceneggiature per il cinema e la televisione. Durante i suoi anni di attività ha collaborato con numerose case editrici, oltre a Sellerio, tra le quali principalmente Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori, Laterza, Giuffrè, Einaudi, individuando di volta in volta quella più adatta alla pubblicazione del genere letterario di ciascuna opera. L’Einaudi, con la quale tutt’oggi pubblica, ha rappresentato un grande cambiamento nella portata e nella visibilità dei suoi scritti, consolidando la sua identità letteraria e ampliando la diffusione e la distribuzione delle sue opere a livello internazionale, attraverso una strategia editoriale e promozionale di notevole rilevanza, con un approccio più in linea con le moderne tecniche editoriali, sfruttando strumenti come traduzioni in lingue straniere, ristampe, promozioni attraverso incontri, festival e social media, presenze in programmi televisivi e radiofonici.

Con Testimone inconsapevole, che ha dato i natali al personaggio dell’avv. Guido Guerrieri, è emerso il ruolo fondamentale che l’editoria svolge nella realizzazione e nel successo di un autore, riconoscendone innanzitutto il talento, e facendo poi risaltare nel vastissimo panorama letterario l’unicità dello stile e dell’approccio narrativo. Il caso Carofiglio rappresenta un chiaro esempio di come la sinergia tra scrittura e mercato editoriale possa creare un fenomeno culturale duraturo, riconoscibile e riconosciuto.

Il rapporto con le case editrici

Gianrico Carofiglio ha pubblicato le sue opere con diverse case editrici in un contesto italiano molto variegato. Non va tralasciato che l’editoria è la prima industria culturale per fatturato in Italia. Il mercato complessivo sfiora i 3400 milioni, comprendendo il mercato trade (saggistica e narrativa venduta nelle librerie fisiche, on line e nei supermercati, e-book, audiolibri) che vale circa 1900 milioni di euro, l’editoria scolastica per circa 770 milioni di euro, banche date e servizi internet per 340 milioni di euro, vendite rateali per circa 220 milioni di euro, 80 milioni di euro di vendite alle biblioteche, export di libri italiani all’estero per 50 milioni e infine vendite business to business, in ambito aziendale, per 34 milioni di euro.

In Italia operano oltre 5000 editori, con i primi quattro gruppi editoriali – Mondadori, Feltrinelli, Giunti, Gruppo editoriale Mauri Spagnol – che detengono il 52,6% del mercato trade a valore del venduto. Ogni anno vengono pubblicati nel nostro Paese oltre 80 mila titoli.

Il primo romanzo di Carofiglio, Testimone inconsapevole, è stato pubblicato nel 2002 dall’editore Sellerio di Palermo, casa editrice fondata da Elvira ed Enzo Sellerio nel 1979, divenuta famosa per i gialli di Camilleri ma ancor prima, fin dalla fondazione, con le opere di Leonardo Sciascia. Essa, sin dall’inizio della sua attività editoriale, scopre e rilancia scrittori dimenticati e propone una nuova generazione di narratori italiani, nel filone del nuovo genere di giallo all’italiana, resistendo così tra i giganti dell’editoria. In questo contesto, tra Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Santo Piazzese, e gli stranieri Margaret Doody, Penelope Fitzgerald, Sergej Dovlatov, viene scoperto Gianrico Carofiglio.

Sellerio ha avuto il merito di credere in Carofiglio fin dai primi passi, accogliendo un autore che, pur avendo una formazione prettamente giuridica, si è immediatamente distinto per la sua abilità narrativa, mescolando gli elementi del giallo con riflessioni più profonde sui temi della giustizia, della moralità e della psicologia umana, attraverso un linguaggio sobrio, capace di attirare un vasto numero di lettori. Dell’approdo del manoscritto alla casa editrice Sellerio abbiamo informazioni nella prefazione alla centesima ristampa dell’opera avvenuta con un’edizione speciale a vent’anni dall’esordio di Guido Guerrieri, nel 2021 (nella collana originaria “La memoria”, n. 546). Con Sellerio Carofiglio ha pubblicato, oltre a Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi, Ragionevoli dubbi, L’arte del dubbio, I casi dell’avvocato Guerrieri, Le perfezioni provvisorie. A tutt’oggi questi volumi sono presenti nel catalogo Sellerio.

Il panorama editoriale nel quale si è mosso l’autore per la pubblicazione delle sue opere è vasto. Pur continuando a pubblicare con Sellerio, Carofiglio ha pubblicato varie opere con diverse case editrici. L’approdo attuale, in via principale, alla Einaudi, ha senza dubbio significato un passo decisivo per la migliore divulgazione delle sue opere, in un’ottica di un approccio più in linea con le moderne scelte editoriali.

Testimone inconsapevole: l’avv. Guerrieri

Per Testimone inconsapevole l’autore ha scelto un argomento a lui molto vicino, congeniale alla sua professione, e ha creato un personaggio singolare, trattando la materia giuridica con grande abilità e convinzione. Il suo eroe non è un magistrato, non fa il suo stesso mestiere, ma è il suo antagonista per antonomasia: un avvocato, l’avversario quotidiano che incontra abitualmente nelle aule del palazzo di giustizia:

Volevo raccontare le indagini e i processi visti dall’altro fronte. Da pubblico ministero, per anni ho osservato e studiato gli avvocati. A volte, durante i controesami non ascoltavo le domande e mi concentravo solo sulla direzione della voce. Quando la sentivo deviare verso di me, voleva dire che stavano proponendo una domanda inammissibile e si giravano inconsapevolmente per controllare se facevo opposizione.

È dunque un avvocato italiano, in aule di giustizia italiane, con giudici italiani. Secondo molti critici letterari e giornalisti, con Gianrico Carofiglio nasce il primo legal thriller italiano:

È un caso letterario che apre un nuovo fronte narrativo anche in Italia, ma in modo autonomo rispetto al modello americano: di quello conserva suspence, tortuosi percorsi della sfida giudiziaria, slanci e cinismi del dibattimento, ma rimane profondamente italiano nella definizione di personaggi, ambienti, emozioni, solitudini.

Così ha scritto Marco Neirotti su “La Stampa”, il 16 gennaio 2003, quando due edizioni sono già andate esaurite, la terza è in preparazione, un film è in arrivo.

La trama si dipana su un caso di cronaca: la sparizione di un bimbo di nove anni poi ritrovato morto ammazzato nel fondo di un pozzo tra Bari e Monopoli. Il giovane avvocato penalista di Bari, Guido Guerrieri, in un momento difficile della sua vita, sceglie di difendere l’ambulante senegalese Abdou Thiam dall’accusa di omicidio del bambino. Ogni evidenza probatoria sembra andare a sfavore dell’imputato: la conoscenza con il bambino, il possesso di una fotografia in cui lo ritrae e testimoni che affermano di averlo visto proprio nell’arco della giornata della sua scomparsa. Ma Abdou continua a professarsi innocente e l’avvocato Guerrieri ne è convinto. Inizia così un’odissea tra le aule del tribunale di Bari, dinanzi la Corte d’Assise, alla presenza di giudici, togati e popolari, pubblico ministero, avvocati difensori, e parti civili. Si scava a fondo attraverso gli interrogatori, le requisitorie e le arringhe. Guerrieri si concentra sui concetti di verosimiglianza e verità, probabilità e certezza, riuscendo a insinuare un dubbio legittimo. Nel contempo, si profila un personaggio con le sue peculiari caratteristiche, che emergono lentamente, durante la lettura: astuzia e abilità, frammiste a fragilità, astrusità, banalità, solitudine e ansia, il tutto amalgamato da realismo ed ironia. L’avv. Guerrieri è credibile, reale, simpatico. Tenace, come un avvocato deve essere.  L’idea letteraria, ha spiegato Carofiglio nell’intervista di Neirotti, non nasce dal suo lavoro:

Non ho scelto il legal thriller per parlare del mio lavoro o per sfruttarlo, nemmeno per tentare una via che ha avuto fortuna in America. Ho sempre avuto l’ossessione di scrivere. Cominciai quando avevo otto o nove anni, ricordo che scrissi un giallo su un quaderno di terza elementare. Quando mi sono deciso, da adulto, a provarci seriamente, ho sentito l’angoscia della pagina vuota: ci sono tantissime cose che vorremmo narrare, ma rimani bloccato, spaventato. Allora ho scelto una materia che è la mia: aggrapparti a ciò che conosci riduce l’ansia.

E così, la genesi di Testimone inconsapevole è svelata dallo stesso autore in occasione della centesima ristampa del romanzo, grazie all’aggiunta della premessa intitolata L’arte del titolo, scritta nel maggio 2021:

Nel 2000, all’inizio di settembre e dopo la peggiore estate della mia vita, ci riprovai. Immagino fosse un tentativo per cercare di tirarmi fuori dalla tristezza insopportabile che mi aveva colpito e travolto in quei mesi. In realtà non ci credevo davvero, ero sicuro che, dopo una settimana o due, avrei smesso di scrivere come tutte le altre volte. Con mio grande stupore non smisi di scrivere dopo una settimana e nemmeno dopo due. Invece continuai, con una regolarità inquietante, senza saltare nemmeno un giorno, per nove mesi esatti. Secondo alcuni si tratta di un tempo metaforico. Non lo so ma sta di fatto che all’inizio di maggio 2001 la tristezza era passata e io mi trovavo per le mani un romanzo completo da cima a fondo.

Dall’idea al libro

A questo punto il manoscritto deve diventare libro e per questo bisogna trovare un editore che sia disposto a pubblicarlo. Racconta Carofiglio di aver inviato il manoscritto a numerose case editrici:

All’inizio gli editori non mi rispondevano neppure. Poi cominciai a ricevere qualche no e lo considerai un passo avanti. Uno scrisse che mancava «il respiro romanzesco». Un altro che non aveva «nessuna prospettiva commerciale».

In particolare, racconta di aver trasmesso il manoscritto a quattro case editrici, tra cui Sellerio. Nel frattempo, una delle case editrici, importantissima, alla quale aveva inviato il manoscritto, rispose con una lettera solo dopo tre mesi. Il momento fu indimenticabile, ma per ragioni diverse da quelle che immaginava. La lettera, dopo qualche riga di generico apprezzamento, concludeva spietatamente che il testo non era un romanzo e lui non era uno scrittore. Probabilmente, a loro dire, non lo sarebbe mai diventato.

Qualche altra casa editrice si affidò al classico modulo di rifiuto. La svolta arrivò improvvisa in un pomeriggio di metà maggio, «limpido e fresco», il 14 maggio del 2002, il pomeriggio perfetto per quello che stava per accadere:

Mi trovavo nel mio ufficio alla Procura della Repubblica di Bari, con un ufficiale e un maresciallo dei carabinieri. Discutevamo di un’indagine ma a un certo punto fummo interrotti da uno squillo del mio telefono. Guardai il display e risposi: non conoscevo il numero ma il prefisso mi diede un brivido. “Buongiorno, parlo con il dott. Carofiglio?” […] “Sono Elvira Sellerio e voglio pubblicare il suo romanzo. Se lei è d’accordo le manderei subito un contratto per poter uscire a settembre”. La voce era calda, arrocchita dalle sigarette, con un sottofondo allegro. Quello di chi sa bene che effetto stanno producendo le sue parole. Molto semplicemente: stanno regalando all’interlocutore un momento che ricorderà per tutta la vita. […] E dunque non ci sono molti dubbi – in realtà non ce n’è nessuno – sul fatto che quel manoscritto diventato un libro dalle oltre centro edizioni vada dedicato a lei.

I rapporti con Sellerio e il paratesto

Dopo quel primo colloquio con Elvira Sellerio, Gianrico Carofiglio ha raccontato che i loro rapporti «avvenivano anche via lettera, ma non credo di avere nulla, penso, perché poi il materiale cartaceo è diventato così enorme che progressivamente me ne sono sbarazzato. Ma certo c’erano, ci sono state delle lettere fisiche, questo di sicuro lo ricordo».

Per quanto riguarda la scelta del titolo, come spiega l’autore in un’intervista a “D-la Repubblica” nel 2019, per il manoscritto inviato alle varie case editrici in prima battuta aveva ipotizzato un titolo diverso da quello proposto dall’editrice:

Avevo immaginato che avrebbe dovuto intitolarsi Quello che il bruco chiama la fine del mondo, citando Lao Tzu, un titolo francamente ridicolo. Oppure La sorte del bufalo, come nella canzone di De Gregori.

L’intuizione di Sellerio sulla scelta del titolo in Testimone inconsapevole era in effetti insuperabile. Racconta ancora Carofiglio che ci pensò per una settimana e si rese conto che quella era effettivamente un’ottima idea, «perché è un titolo che si presta a un significato diretto, riguarda un personaggio della storia, ma, soprattutto, ha un significato simbolico. In qualche modo, Testimone inconsapevole di quello che accade è lo stesso protagonista del romanzo e quindi era un titolo efficace. In effetti, è stato un titolo fortunato».

Del primo incontro con la signora Sellerio l’autore rammenta ancora nella conversazione: «Io ho incontrato personalmente per la prima volta Elvira Sellerio nell’estate del 2003, quando stavo scrivendo Ad occhi chiusi, uscito poi nel novembre 2003. È una donna di grandissima personalità, persona che proprio per via di questa personalità, anche se non è stato il mio caso, poteva anche intimidire. Un grandissimo talento editoriale, un grandissimo intuito. Noi ci sentivamo a volte per telefono, a volte per lettere. Ci siamo visti un certo numero di volte di persona. La prima è stata nell’estate del 2003 a Palermo». Carofiglio era entusiasta di essere entrato a far parte della casa editrice palermitana nata nel 1969 grazie all’impegno, anche economico, di Elvira ed Enzo Sellerio, quest’ultimo celebre fotografo, sulla base di un’idea nata da una chiacchierata con Leonardo Sciascia, lo scrittore, e Antonino Buttitta, l’antropologo.

Nel 1979 nasce la collana blu “La memoria”, imponendosi subito come la più nota e diffusa della casa editrice per via della sua originalità anche testuale, rispetto ai tempi, di collana mirata al puro e libero piacere del testo. I volumi della collana hanno tutt’oggi una estetica riconoscibile ed estremamente accurata, rendendo ogni libro un oggetto da collezionare. Le caratteristiche della grafica sono: un formato tascabile, in senso proprio, e tendente al quadrato; il colore blu delle sovraccoperte in una carta vergata che ne accentua l’effetto carezzevole; l’illustrazione scelta da opere d’arte e iscritta in una cornice dello stesso colore dei titoli, cangiante di volume in volume.

In questa collana col n. 546 viene pubblicato Testimone inconsapevole di Gianrico Carofiglio il 30 agosto 2002.  Per la copertina fu scelto il dipinto In ufficio di notte di Edward Hopper del 1940, bordato con una sottilissima cornice gialla che stacca dallo sfondo blu della copertina, tipico della collana. L’autore in merito riferisce:

Ho suggerito un paio di immagini; mi piaceva Hopper e fra quelle che avevo indicato io loro hanno scelto quello. Mi piaceva quella sensazione un po’ surreale che danno le opere di Hopper, ci tenevo che fosse Hopper. Avevo mandato anche, credo, un altro paio di ipotesi di dipinti. Poi hanno scelto quello e secondo me hanno fatto bene.

Dal libro al lettore: lancio, promozione, ricezione critica

Altrettanto fondamentale è la fase della promozione del testo ormai diventato a tutti gli effetti libro. Bisogna che il titolo non passi inosservato tra le novità sullo scaffale della libreria, ma che venga il più possibile notato dalla clientela. Per far sì che ciò avvenga, è necessario attuare una serie di strategie con eventi specifici e mirati alle pratiche di socializzazione culturale. Pertanto, si cerca di massimizzare la visibilità non soltanto dell’opera di per sé, ma anche del suo autore, coinvolgendo l’editore e, una pluralità di figure come agenti di commercio, librai, promotori, critici e, infine, gli stessi lettori. Un ruolo cruciale è svolto dalla pubblicità all’interno dell’attività di promozione. Il lancio è un’organizzazione che prevede, sia prima dell’uscita sia dopo, eventi dal vivo, presentazioni, reading con firmacopie, campagne promozionali tramite i social media, interviste e recensioni al fine di incrementare la visibilità del prodotto. Tali iniziative editoriali cercano, sin dall’inizio, di instaurare un dialogo tra lo scrittore e il pubblico, per far emergere l’opera e il posizionamento dell’autore nel contesto letterario contemporaneo, incrementando in tal modo le vendite.

Tornando a Carofiglio, al tempo dell’uscita di Testimone inconsapevole l’autore ricorda e spiega che «non fu programmato nulla, nel senso che l’editore, come in generale si fa con un autore esordiente, pubblica l’opera e poi si vede cosa succede»:

La promozione ha i suoi costi e fisiologicamente i costi vengono assunti se c’è qualche ragione. Tutta la prima fase della promozione la organizzai io, organizzai qualche presentazione nel barese e poi qualche invito in librerie in giro per l’Italia. Ricordo che Sellerio si occupò di stampare gli inviti per la prima presentazione a Bari. […] La mia prima presentazione fu una presentazione con un cospicuo numero di persone, che ora non faccio proprio più. C’era un giornalista, un avvocato, un pubblico ministero e io, a Bari al Fortino.

Tra gli eventi i rimasti più impressi l’autore rammenta: «un altro ricordo piuttosto nitido è del giugno o luglio del 2003: il libro fu selezionato come finalista al premio Marisa Rusconi per l’opera prima, erano gli “Amici del Giovedì”, si chiamavano così diciamo per assonanza con gli “Amici della Domenica” dello Strega e quindi andai a questa serata finale in cui si votava. Era organizzata in una casa, una bella, grande casa milanese, di chi organizzava questo premio. Faceva, ricordo, un caldo terribile, quell’estate 2003 fu spaventosamente calda, e l’altra finalista era Simonetta Agnello Hornby, con La Mennulara, che era il libro che aveva spopolato quell’anno, aveva stravenduto e quindi tutti davano per scontato che avrebbe vinto lei. E invece, alla fine, votarono il mio».

Nell’anno 2002 i social network non si erano ancor sviluppati, dunque all’epoca non ci fu alcuna promozione tramite le piattaforme oggi ben note. Ma un notevole risalto fu dato dalla stampa dell’epoca, con interviste e articoli nelle pagine culturali di numeri quotidiani a tiratura nazionale. In merito alle classifiche l’autore ha chiarito che «il primo libro non è andato mai in classifica, all’inizio, solo successivamente». E per le recensioni:

All’inizio le ho raccolte, poi non più, perché si ammucchiavano. Ricordo alcune di queste; ce ne fu una di Augias, che lo definì il miglior giallo legale, ovviamente era piuttosto rumorosa, per così dire… Di eventi mi ricordo quel primo, perché era la prima volta ed ero contento. Poi, per Testimone inconsapevole ricordo nell’estate 2003 trovai su Google una classifica di vendita: il libro era intorno al duecentodiciannovesimo posto nelle classifiche di Arianna, però mi fece un certo effetto vedere che era entrato, anche se in fondo, in una classifica. Quella è stata la prima volta, quindi la ricordo bene.

Il “Corriere della Sera”, nell’edizione di domenica 30 gennaio 2005 nella sezione della narrativa italiana, pubblica le classifiche con l’analisi dei dati delle copie vendute ogni settimana e riporta Testimone inconsapevole al quarto posto sui primi venti titoli.

La risposta dei lettori in Italia

Con il lancio dell’opera si mette in moto la macchina editoriale al fine di raggiungere il miglior traguardo possibile nel campo delle vendite.

Testimone inconsapevole sin dalla prima edizione ha riscontrato un notevole interesse di pubblico e critica. L’edizione del 2021 ha avuto particolare riscontro di pubblico, trattandosi della centesima ristampa, in edizione speciale a vent’anni dall’esordio di Guido Guerrieri, come riportato sulla fascetta promozionale.

I dati ufficiali delle vendite in Italia riportano al 31 dicembre 2023, 104 edizioni con 573 700 copie di tiratura; tuttavia, anche per lo stesso autore è difficile quantificare con esattezza le copie vendute in Italia «perché ci sono le copie di Sellerio, ma poi ci sono tante altre edizioni molte delle quali non credo abbiamo i numeri. Quindi secondo me, tra 600 000 e 700 000».

Infatti, dal 21 luglio 2020 i libri di Gianrico Carofiglio arrivano in edicola con il “Corriere della Sera” ogni martedì. La prima delle venti uscite collaterali è, ovviamente, Testimone inconsapevole. La copertina ha una grafica totalmente riveduta, con una figura maschile in primo piano di spalle che cammina sul marciapiede del riconoscibilissimo lungomare barese. La collana è facilmente individuabile nella grafica e nei colori, dal momento che riporta luoghi iconici della città di Bari, come il faro del porto, la cattedrale, il Fortino.

Interrogato sul target di lettori, l’autore ha risposto: «adesso non c’è una tipologia di lettore. Una cosa di cui io sono contento che mi leggono i lettori e le lettrici più diversi, proprio di tutti quanti i livelli culturali e di tutte le collocazioni anche politiche e così via. Ovviamente, all’inizio, il libro è stato molto letto dagli avvocati, e molto letto in Puglia. I due fuochi che poi hanno fatto un po’ divampare l’incendio delle vendite di questo libro sono stati i lettori geograficamente più vicini e, ripeto, avvocati, magistrati, gente del settore».

Lettori nel mondo

Un volume, come prodotto culturale, può essere diffuso anche al di fuori dal proprio Paese di origine in cui è stato scritto, a maggior ragione se si tratta di un romanzo che ha riscontrato grande successo di vendite. Si arriva così a valutare la diffusione all’estero: primo step è la fase della scelta del mercato estero e, quindi, la traduzione dell’opera.

Testimone inconsapevole è stato tradotto per la prima volta in inglese e pubblicato nel Regno Unito nel 2005. A soli tre anni dall’uscita in Italia diventa Involuntary witness, con la traduzione di Patrick Creagh edito dalla casa editrice Bitter Lemon Press che cinque anni dopo produce una seconda edizione. I diritti esteri sono stati venduti, oltre che in Inghilterra, in Danimarca alla HR Ferdinand con la traduzione di Marie Andersen; in Finlandia alla Moreeni tradotto da Lena Talvio; in Francia a Payot & Rivages per la traduzione di Claude Sophie Mazéas diventando Témoin involontaire. Inoltre, in Germania, alla Goldmann, con la traduzione di Claudia Schmitt, che ha pubblicato il romanzo anche in formato tascabile; alla casa editrice greca Αlexandria, tradotto da Vittoria Lekka; nei Paesi Bassi, alla Prometheus con la traduzione di Rob Gerritsen; in Polonia, alla WAB con due edizioni e una in formato tascabile tradotto da Joanna Ugniewska; in Repubblica Ceca, alla Host, tradotto da Zuzana Jurková; in Bosnia, alla casa editrice Buybook con la traduzione di Amra Olovčić. In spagnolo Testigo involuntario è stato pubblicato dalla casa editrice Urano, con la traduzione di Valentí Gómez-Oliver. In Svezia, i diritti sono stati ceduti a Telegram con la traduzione di Ulla Trenter e alla casa editrice Månpocket, che ha pubblicato la seconda edizione in formato tascabile. Infine, i diritti sono stati ceduti in Egitto alla Beba Editions; in Israele alla Achuzat Bayit Books e in Thailandia alla Reading Italy.

L’apparato iconografico di ciascuna edizione straniera si diversifica, pur riproponendo nelle copertine il concetto di giustizia, con l’immagine di un martelletto, la fotografia di un presunto colpevole col volto coperto, le mani ammanettate o legate. Altre edizioni straniere, invece, riportano immagini di zone portuali, di cadaveri, di vicoli; solo l’edizione greca mantiene in copertina la stessa opera di Hopper dell’edizione italiana.

In definitiva, Testimone inconsapevole è stato tradotto in 15 lingue e venduto in 37 paesi. In merito al progetto di internazionalizzazione e di promozione dell’opera l’autore, durante la conversazione, ha confermato:

Sicuramente ho venduto più copie in Germania, però le traduzioni in inglese sono andate bene; siccome è molto difficile vendere romanzi in traduzione inglese, questa è una soddisfazione. Il traduttore mi chiamò; era un anziano traduttore, molto prestigioso, traduttore, per così dire, molto inglese. Infatti, si riconosce la traduzione decisamente british; le altre sono un po’ più a cavallo tra l’inglese e l’americano. Lui mi chiamò due o tre volte per qualche chiarimento, però mi disse che era molto facile da tradurre perché, questo è vero, è una lingua asciutta che, quindi, lui disse “si traduce da solo”.

Sulle modalità di promozione all’estero ha poi aggiunto che, rispetto all’Italia, «sono molto simili. Quando uscì Testimone inconsapevole sono stati fatti dei tour nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, tra l’altro, accadde un fatto che mi fece molto piacere. Il “New Yorker” dedicò una pagina a questo incontro e all’uscita del libro, che non è una cosa abituale. Questo avvenne nel 2005».

Sceneggiature televisive

Testimone inconsapevole è diventato un film per la televisione a distanza di cinque anni dal suo debutto editoriale, con il titolo L’avvocato Guerrieri – Testimone inconsapevole.

L’avvocato Guerrieri (Emilio Solfrizzi) e Abdou Thiam (Alex Van Damme) nel film “Testimone inconsapevole”

Prodotto da Palomar e trasmesso per la prima volta il 27 dicembre 2007 su Canale 5, diretto da Alberto Sironi, il soggetto del film è stato scritto dallo stesso autore, mentre la sceneggiatura è il risultato di un lavoro a più mani da parte di Gianrico Carofiglio con Domenico Starnone e Francesco Piccolo, due autori di fama. Il personaggio dell’avvocato protagonista è stato interpretato da Emilio Solfrizzi, attore barese, il ruolo di Margherita da Chiara Muti, Abdou Thiam da Alex Van Damme. In un’intervista Solfrizzi ha confessato:

È stata una bella sfida dare corpo all’avvocato Guerrieri. Non un eroe, un paladino di chissà quali cause, men che meno un raddrizzatorti indistruttibile. Solo un uomo che possiede un certo senso della giustizia e dell’umanità. Messo sotto pressione, non ci sta a farsi rinchiudere nell’angolo, reagisce.

È stato poi realizzato l’adattamento a film televisivo del secondo romanzo dell’autore barese, Ad occhi chiusi, trasmesso su Canale 5 il 2 gennaio 2008 col titolo L’avvocato Guerrieri – Ad occhi chiusi. Con la regia di Alberto Sironi e la sceneggiatura scritta da Gianrico Carofiglio insieme agli sceneggiatori Domenico Starnone e Francesco Piccolo, oltre a Emilio Solfrizzi e Chiara Muti, nella pellicola sono apparsi Margot Sikabonyi, Stefano Dionisi, Flavio Bucci, Bianca Maria D’Amato.

Entrambi i film sono stati girati nella città di Trani, e alcune scene del primo film anche a Bari. Tuttavia, questi due tv-movie sono rimasti congelati per un lungo periodo. La messa in onda era inizialmente progettata per l’estate del 2007, ma sono stati inseriti nel palinsesto di Canale 5 solo nel periodo natalizio, a causa della definizione del palinsesto. Tornano i casi dell’avvocato Guerrieri in una nuova serie tv in fase di registrazione, a partire dal settembre 2024. I ciak sono partiti a Bari con Alessandro Gassman protagonista e con scene girate in tutta la città, trasformandola in un set televisivo. Il titolo della nuova serie sarà I casi dell’avvocato Guerrieri per la regia di Gianluca Maria Tavarelli. Le riprese si sposteranno in varie zone della città, dal centro storico di Bari al campus universitario, al parco 2 Giugno, al Palazzo di Giustizia. La notizia è riportata da tutte le testate giornalistiche locali e nazionali.

Immagine pubblicata su “Corriere del Mezzogiorno”, 24 settembre 2024.

Nello studio delle fasi di progettazione, produzione e promozione delle opere di Gianrico Carofiglio, sin dall’esordio, è emersa la capacità narrativa dello scrittore barese che, coadiuvata dalla professionalità delle case editrici che lo hanno supportato negli anni, ha creato un vero e proprio caso editoriale. È innegabile, infatti, che l’editoria nell’era contemporanea non si limita a occuparsi di pubblicare libri, ma svolge un ruolo di strategia tesa a selezionare, curare e promuovere un’opera, supportando l’autore, di cui riesce a riconoscere il talento, fin dall’inizio della carriera, al fine di far emergere, nel vastissimo panorama letterario, l’unicità del suo stile e la novità del suo approccio narrativo. Per Carofiglio è la Sellerio in prima battuta che ha saputo riconoscere lo stile sobrio e la capacità narrativa della sua prima opera. Einaudi, successivamente, ha contribuito alla costruzione di una forte identità letteraria dello scrittore, rendendolo uno degli autori più apprezzati nella narrativa contemporanea. Il caso Gianrico Carofiglio, per quanto emerge dall’analisi svolta, dimostra quanto sia determinante il legame tra l’autore e la casa editrice per il successo di un’opera.

Non basta la pubblicazione di un’opera, ma solo la visione globale e professionale di un editore consente di far emergere il talento e di trasformarlo in un fenomeno letterario.

E dunque pienamente condivisibile è quanto ha dichiarato Gianrico Carofiglio: «è difficile ottenere la pubblicazione di un libro, è difficile vendere questo libro dove l’hai pubblicato, è difficile vendere parecchio, addirittura da farne un mestiere, difficilissimo proprio rarissimo; è difficilissimo avere la traduzione; è ultra difficile vendere all’estero». Ma lui, grazie alla sua abilità narrativa e alle corrette scelte editoriali, è senz’altro riuscito nell’impresa.

Oriana Saponaro
estratto dalla tesi triennale discussa in Università Cattolica, Milano, relatore Roberto Cicala, 2025

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).