Editoria & Letteratura, Autore presso Editoria & Letteratura https://editoria.letteratura.it/author/admin/ Blog del Laboratorio di editoria diretto da Roberto Cicala Sun, 02 Mar 2025 11:05:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.5.5 https://editoria.letteratura.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-Icona-e1547805980831-32x32.png Editoria & Letteratura, Autore presso Editoria & Letteratura https://editoria.letteratura.it/author/admin/ 32 32 I nuovi “Meccanismi dell’editoria” fra IA, generi emergenti e accessibilità https://editoria.letteratura.it/i-nuovi-meccanismi-delleditoria-fra-ia-generi-emergenti-e-accessibilita/ https://editoria.letteratura.it/i-nuovi-meccanismi-delleditoria-fra-ia-generi-emergenti-e-accessibilita/#respond Sun, 02 Mar 2025 11:04:05 +0000 https://editoria.letteratura.it/?p=9083 “Il mondo dei libri dalla carta all’intelligenza artificiale” è il sottotitolo dell’edizione 2025 del volume di Roberto Cicala I meccanismi dell’editoria pubblicato Mulino con oltre cento case studies editoriali, glossario inglese ed espansioni digitali e multimediali on line, con focus sui fenomeni romance, graphic novel, booktoker, ghostwriter e pseudonimi, sull’accessibilità e sui dati di settore aggiornati.

L'articolo I nuovi “Meccanismi dell’editoria” fra IA, generi emergenti e accessibilità proviene da Editoria & Letteratura.

]]>

“Il mondo dei libri dalla carta all’intelligenza artificiale” è il sottotitolo dell’edizione 2025 del volume di Roberto Cicala I meccanismi dell’editoria pubblicato Mulino con oltre cento case studies editoriali, glossario inglese ed espansioni digitali e multimediali on line, con focus sui fenomeni romance, graphic novel, booktoker, ghostwriter e pseudonimi, sull’accessibilità e sui dati di settore aggiornati. Il Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica segnala quest’opera nata in collaborazione con le nostre ricerche: un libro che si rivolge ai lettori forti, ai giovani e a chi vuole capire l’attuale società attraverso questo prodotto culturale in continua mutazione.

Dalla quarta di copertina: “Uno dei maggiori esperti del settore racconta l’innovazione e la tradizione nelle fasi di progettazione, produzione e promozione del libro, sia cartaceo che e-book. Un’introduzione all’universo librario attuale, alle professioni culturali dentro e fuori le case editrici e alle modalità nuove di lettura, in presenza e in digitale, con l’analisi di casi esemplari, dai Gialli Mondadori a Harry Potter, da Calvino a Eco, da Gomorra a Elena Ferrante e Zerocalcare, dal self publishing alle piattaforme social. Nuova edizione aggiornata con dati al 2025 e con focus su accessibilità e sostenibilità, su generi emergenti come graphic novel e romance, su fenomeni come i booktoker e altri trend social, oltre ad approfondimenti sulle trasformazioni dei mestieri della filiera tramite l’intelligenza artificiale e un glossario inglese-italiano del comparto. È un viaggio dall’autore al lettore dentro la mediazione editoriale per capire l’attuale società attraverso questo prodotto culturale che, pur in continua mutazione, resta in equilibrio tra materialità e immaterialità, artigianato e industria”.

Indice completo del volume: clicca qui

Dall’introduzione. Un viaggio nella filiera editoriale per interpretare i cambiamenti della società attuale. L’editoria sta cambiando, soprattutto dopo l’esplosione dell’intelligenza artificiale, ma è difficile capire quale sarà la nuova dimensione e soprattutto quella futura. Tutti pensiamo di conoscere questo oggetto, apparentemente semplice nel suo manifestarsi in un parallelepipedo di carta e inchiostro più o meno tascabile oppure in uno schermo più o meno portatile; tuttavia questo prodotto culturale, vecchio di oltre cinque secoli e sempre nuovo anche nelle sue forme digitali, ha una complessità insita nei meccanismi della sua filiera, dall’autore al lettore.§
Dietro le quinte di un best seller, di un’edizione di studio o di un testo scolastico stanno professioni, processi, tecnologie, azioni comunicative e tipologie di ricezione che stanno attraversando trasformazioni, ma che possono essere conosciute, interpretate e vissute al meglio soltanto a patto di non disattendere l’esperienza maturata fin qui, soprattutto nel Novecento. Con il titolo I meccanismi dell’editoria si intende offrire un’introduzione aggiornata all’universo librario attuale, ai mestieri culturali dentro e fuori le case editrici, fino alle più diverse consuetudini di lettura, collocandosi all’interno della vasta bibliografia di settore, tra le indagini più storiografiche e gli strumenti più tecnici. Il metodo privilegia l’esperienza e l’esemplificazione, fondendo la teoria di un manuale sui meccanismi della filiera con la pratica di oltre sessanta casi legati alla contemporaneità dell’editoria italiana, caratterizzata da una bibliodiversità e da uno spiccato policentrismo, con una profondità storica che va dai primi «Gialli» Mondadori a Harry Potter e L’amica geniale, da Calvino a Eco e Zerocalcare, dal self publishing alle piattaforme social di crowdfunding. Il taglio saggistico, con molte citazioni che fanno ascoltare la voce degli addetti ai lavori, lascia il posto nella parte centrale ad approfondimenti più formativi, anche sulla terminologia di settore, con un glossario essenziale di riepilogo e con contenuti extra nello spazio web Pandoracampus, dove sono presenti indici di ricerca aggiuntivi (case editrici, collane e opere letterarie citate: utili per ricerche), aggiornamenti e materiali ulteriori, anche multimediali e video.
È un diario di viaggio esteriore e interiore, materiale e mentale, che ricostruisce e ricompone il complesso delle parti che costituiscono la macchina editoriale e che sono tra loro collegate in modo da ottenere gli effetti sperati: lo stupore di una storia che commuove in un romanzo, l’emozione di un pensiero suscitato in un saggio, l’entusiasmo di poter conoscere un mondo inesplorato in un manuale, le parole che non si trovavano rivelatesi d’un tratto in una poesia, i fenomeni emergenti che traghettano le nostre narrazioni in un mondo liquido e interattivo. È un itinerario dall’autore al lettore per seguire in presa diretta l’esperienza intellettuale di ogni libro.

Una citazione: « Un editore può anche affrontare il proprio lavoro sulla base di una ipotesi di lavoro molto azzardata: che tutto, ma proprio tutto, deve cambiare, e cambierà». (Giangiacomo Feltrinelli)

 L’autore: Roberto Cicala insegna all’Università Cattolica di Milano e all’Università di Pavia, dove dirige il master in editoria. È editore di Interlinea. Collaboratore di riviste e quotidiani tra cui “la Repubblica” e “Avvenire”, ha pubblicato Bibliografia reboriana (Olschki) e I libri di Carlo Dionisotti (Scheiwiller) con Valerio Rossi. I suoi libri con il Mulino sono: Da eterna poesia. Un poeta sulle orme di Dante: Clemente Rebora (2021) e Andare per i luoghi dell’editoria (2024). Ha inoltre curato inediti di Rodari, Rebora e Vassalli acanto a saggi di storia editoriale su Einaudi, Mondadori, Feltrinelli, Dehoniane, Vita e Pensiero, tra gli altri.

 I meccanismi dell’editoria. Il mondo dei libri dalla carta all’intelligenza artificiale, Il Mulino, pp. 296, euro 24  compreso accesso a piattaforma web Pandoracampus con contenuti aggiuntivi in aggiornamento, audiolibro e test, 978-88-15-39162). Disponibile su Il Mulino, Amazon, Ibs/Feltrinelli, Hoepli e altri bookshop.

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo I nuovi “Meccanismi dell’editoria” fra IA, generi emergenti e accessibilità proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/i-nuovi-meccanismi-delleditoria-fra-ia-generi-emergenti-e-accessibilita/feed/ 0
I “Quaderni del Laboratorio di editoria” vanno in distribuzione nazionale https://editoria.letteratura.it/i-quaderni-del-laboratorio-di-editoria-vanno-in-distribuzione-nazionale/ https://editoria.letteratura.it/i-quaderni-del-laboratorio-di-editoria-vanno-in-distribuzione-nazionale/#respond Wed, 15 Jan 2025 08:25:24 +0000 https://editoria.letteratura.it/?p=9066 La collana sul mondo dell’editoria dell’Università Cattolica diretta da Roberto Cicala raccoglie le ricerche di giovani ed è edita da Educatt con la consulenza di Daniele Clarizia: ora trova una distribuzione nazionale più allargata grazie all’accordo con Interlinea «Ultimo tra i compiti dell’editoria di cultura per i prossimi vent’anni mi pare il recupero della felicità. […]

L'articolo I “Quaderni del Laboratorio di editoria” vanno in distribuzione nazionale proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
La collana sul mondo dell’editoria dell’Università Cattolica diretta da Roberto Cicala raccoglie le ricerche di giovani ed è edita da Educatt con la consulenza di Daniele Clarizia: ora trova una distribuzione nazionale più allargata grazie all’accordo con Interlinea

«Ultimo tra i compiti dell’editoria di cultura per i prossimi vent’anni mi pare il recupero della felicità. Bisogna che il gruppo editoriale sia tutto partecipe, conosca tutto quello che si progetta, senta come proprio il progetto comune» (Giulio Einaudi).

La collana nasce dal Laboratorio di editoria che la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano ha istituito, nell’anno accademico 2002-2003, a fianco del corso di Editoria libraria e multimediale, prima cattedra italiana di settore. Questi volumi trovano i loro argomenti nel mondo dell’editoria letteraria e dei suoi protagonisti: partendo dalla sperimentazione in aula, ciascun volume si trasforma nel frutto di una vera e propria officina editoriale, un piccolo laboratorio artigianale che ha consentito negli oltre vent’anni di attività un’esperienza di progettazione e cura editoriale a giovani e appassionati studenti che hanno sviluppato le loro competenze provando in prima persona che cosa significa allestire un libro in tutte le sue componenti (dal titolo ai testi, dalla redazione alla correzione delle bozze, con scelte relative agli elementi paratestuali) e molti di essi sono entrati a pieno titolo nelle professioni della filiera editoriale.

In questi titoli passione e ricerca si incontrano, raccontando l’esperienza di un gruppo che attorno alla cattedra di editoria di Roberto Cicala ha dedicato a libri, autori e collane molti studi e tesi di laurea, lavorando anche su carte d’archivio inedite. L’attenzione al mondo dell’editoria spazia dallo studio del passato, celebrando il secolo della De Agostini, dell’editore Rusconi e di Mondadori ed Einaudi, fino alla ricerca sull’oggi, la crisi del libro, i mestieri dell’editoria e i più recenti casi editoriali, legati a tematiche scelte dagli stessi studenti.

I progetti si giovano sempre del confronto con alcuni degli attori principali di questo mondo, come Carlo Carena, Gian Carlo Ferretti, Ernesto Ferrero, Roberto Cerati, Ulrico Hoepli, Federico Enriques, Rosellina Archinto, Sebastiano Vassalli e molti altri nomi dell’editoria italiana che hanno risposto agli interrogativi, anche provocatori, degli studenti e alla loro voglia di far parte del mondo dei libri.

La collana “Quaderni del Laboratorio di editoria” (“Quale”) si compone di più serie:

  • Studi”: per le ricerche di laureati e giovani studiosi nell’ambito dell’editoria letteraria novecentesca. I volumi sono il risultato degli studi e delle indagini condotte in archivi, che offrono spesso documenti inediti. Vengono approfonditi casi editoriali, collane, parabole culturali di alcune celebri case come Mondadori, Einaudi, De Agostini, Rusconi, EDB.
  • Strumenti”: estratti, letture a uso didattico e manuali a uso pratico con argomenti legati alla storia del libro e alla pratica dell’editoria, dalle origini al Novecento, con particolare attenzione al lavoro redazionale.
  • Cataloghi di mostre bibliografiche”: sintesi iconografiche e antologiche su soggetti di esposizioni documentarie e librarie, da Dante a Rebora, dal filologo Contini in rapporto allo stampatore Tallone a esperienze creative attraverso le carte d’autore, per esempio di Sebastiano Vassalli, oltre a storie editoriali di settori particolari come gli atlanti.
  • Officina”: volumi realizzati dagli studenti nell’officina del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica. Frutto di un’esperienza di progettazione e cura editoriale, questi volumi offrono un’ampia scelta di casi editoriali e letterari di volta in volta studiati alla luce di un tema dominante, sotto forma di antologie tutte da leggere. Diversi titoli sono accompagnati da booktrailer nel canale YouTube LaboratorioEditoria: https://www.youtube.com/user/LaboratorioEditoria

Sito web istituzionale: http://progetti.unicatt.it/laboratorioeditoria
Blog Letteratura&editoria: https://editoria.letteratura.it

TITOLI IN COLLANA AL 2024

  1. ROBERTO CICALA, 100 anni di editoria. Storia dell’Istituto Geografico DeAgostini 1901-2001, con iconografia a cura di Paolo Boroli, presentazione di Marco Drago, Isu Università Cattolica, pp. 86, ill.
  2. Libro, lasciami libero. Introduzione letteraria all’editoria, a cura di Roberto Cicala, illustrazioni di Gemma Ciarlo, pp. 108, ill.
  3. GAETANO VOLPI, Avvertenze utili e necessarie agli amatori de’ buoni libri (1756), presentazione di Edoardo Barbieri, pp. 84, ill.
  4. Libri e scrittori da collezione. Casi editoriali in un secolo di Mondadori, con illustrazioni e documenti, a cura di Roberto Cicala e Maria Villano, presentazione di Gian Carlo Ferretti, pp. XVI+338, ill.
  5. Le carte di Rebora. Libri, autografi e immagini: un itinerario nella vita e nelle opere del poeta, con una nota di Luciano Erba, pp. 108, ill.
  6. Voci dell’editoria. Interviste sui mestieri del libro, con un’intervista finale a Beppe Severgnini, presentazione di Roberto Cicala, pp. 160, ill.
  7. BRUNO BLASSELLE, Il libro. Dal papiro a Gutenberg, estratto a uso didattico, pp. 132, ill.
  8. Quo vadis libro? Interviste sull’editoria italiana in tempo di crisi, pp. 128, ill.
  9. Libri e scrittori di via Biancamano. Casi editoriali in 75 anni di Einaudi, con illustrazioni e documenti, a cura di Roberto Cicala e Velania La Mendola, presentazione di Carlo Carena, pp. XII+600, ill.
  10. Non è un caso che sia successo. Storie editoriali di best seller, con un’intervista a Paolo Giordano, pp. 150, ill.
  11. Italia tra le righe. I romanzi della nostra storia, con interviste a Melania Mazzucco e Sebastiano Vassalli, pp. 170, ill.
  12. Narrami o libro. Quando i romanzi parlano di editoria, presentazione di Roberto Cicala, illustrazioni di Tullio Pericoli, pp. 154, ill.
  13. Il bello e il vero. Petrarca, Contini e Tallone tra filologia e arte della stampa, catalogo della mostra con antologia di testi e iconografi a, a cura di Roberto Cicala e Maria Villano, presentazione di Carlo Carena, pp. 108, ill.
  14. ROBERTO CICALA, Inchiostri indelebili. Itinerari di carta tra bibliografi e, archivi ed editoria, pp. 412, ill.
  15. Film da sfogliare. Dalla pagina allo schermo, con appendice iconografi ca, a cura di Velania La Mendola e Maria Villano, note di Roberto Cicala, Roberto Della Torre, Alessandro Zaccuri, pp. 194 ill.
  16. Un soffio tra le pagine. Lo spirito nella letteratura italiana contemporanea: un’antologia di casi editoriali, presentazione di Giuseppe Langella, pp. 212, ill.
  17. Il gusto delle parole. Assaggi editoriali di romanzi contemporanei, con nota di Roberto Cicala e presentazione di Andrea Kerbaker, pp. 146, ill.
  18. Dalla pietra alla rete. L’evoluzione editoriale delle carte geografi che De Agostini, catalogo della mostra, testi di Roberto Cicala, pp. 52, ill.
  19. Sogni d’autore. Percorsi editoriali tra realtà e fantasia, presentazione di Luigi Mascheroni, pp. 128, ill.
  20. Letture per il corso di editoria, raccolte da Roberto Cicala e Vittorio Di Giuro, testi di Valentino Bompiani, Roger Chartier, Robert Darnton, Carlo Dionisotti, Giangiacomo Feltrinelli, Gian Carlo Ferretti, Gérard Genette, Donald McKenzie, pp. 146, ill.
  21. 21. La cura del testo in redazione. Norme editoriali essenziali, a cura di Roberto Cicala, Valerio Rossi e Maria Villano, pp. 62, ill.
  22. «Come un don Chisciotte»: Edilio Rusconi tra letteratura, editoria e rotocalchi, con illustrazioni e documenti, a cura di Velania La Mendola, presentazione di Roberto Cicala, pp. 412, ill.
  23. I labirinti del mito. Viaggio editoriale nella mitologia della narrativa contemporanea, presentazione di Elisabetta Matelli, pp. 112, ill.
  24. 24. La nascita di uno scrittore. Vassalli prima della Chimera: 1965-1989, catalogo della mostra, a cura di Roberto Cicala e Linda Poncetta, presentazione di Giovanni Tesio, pp. 108, ill.
  25. Voci dal Sessantotto. Ritratti editoriali di una contestazione, presentazione di Giuseppe Lupo, pp. 108, ill.
  26. Libri tra i Sassi. Matera e la Basilicata nei maggiori casi editoriali, presentazioni di Antonella Sciarrone Alibrandi e Paolo Verri, pp. 114, ill.
  27. Il romanzo di una valle. Il caso editoriale di Marco e Mattio di Vassalli tra le Dolomiti di Zoldo e Venezia, catalogo della mostra, a cura di Roberto Cicala e Valentina Giusti, pp. 86, ill.
  28. 28. Libri in pellicola. Casi editoriali del cinema italiano, presentazione di Giorgio Simonelli, pp. 131, ill.
  29. Dante, tutti ne parlano. Il girone dei casi editoriali, presentazioni di Simona Brambilla e Roberto Cicala, pp. 102, ill.
  30. Dante a Novara. Edizioni e personaggi della Commedia tra Sesia e Ticino, catalogo della mostra nel VII centenario, a cura di Roberto Cicala e Paolo Testori, pp. 80, ill.
  31. Petrarch and Apple Pie. American Students Meeting the Italian Renaissance, a cura di Federico Schneider e Martina Vodola, pp. 68, ill.
  32. Guerra ai libri. Casi editoriali di censura, presentazione di Roberto Cicala, pp. 132, ill.
  33. EDB: da 60 anni libri fedeli alla Parola (1962-2022), presentazioni di Roberto Cicala, Riccardo Roveroni e Giuliano Vigini, pp. 108, ill.
  34. All’ombra di un nome. Casi editoriali di autori sotto pseudonimo, presentazione di Roberto Cicala, pp. 144, ill.
  35. Galleria di sguardi. Casi editoriali del mondo dell’arte, a cura di Valentina Giusti e Martina Vodola, presentazione di Kevin McManus, pp. 132, ill.


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo I “Quaderni del Laboratorio di editoria” vanno in distribuzione nazionale proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/i-quaderni-del-laboratorio-di-editoria-vanno-in-distribuzione-nazionale/feed/ 0
Alla scoperta dei luoghi dell’editoria https://editoria.letteratura.it/alla-scoperta-dei-luoghi-delleditoria-a-milano/ https://editoria.letteratura.it/alla-scoperta-dei-luoghi-delleditoria-a-milano/#respond Sun, 21 Apr 2024 08:51:02 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8893 Un libro-itinerario tra sedi e protagonisti delle case editrici Per il volume di Roberto Cicala pubblicato dal Mulino anteprima in Università Cattolica a Milano prima di un tour di presentazioni per l’Italia: tra storia, personaggi, curiosità e architettura in Andare per i luoghi dell’editoria le vicende culturali delle città italiana dei libri Andare per i […]

L'articolo Alla scoperta dei luoghi dell’editoria proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
Un libro-itinerario tra sedi e protagonisti delle case editrici

Per il volume di Roberto Cicala pubblicato dal Mulino anteprima in Università Cattolica a Milano prima di un tour di presentazioni per l’Italia: tra storia, personaggi, curiosità e architettura in Andare per i luoghi dell’editoria le vicende culturali delle città italiana dei libri

Vita e Pensiero - Università cattolica - i luoghi dell'editoria

Andare per i luoghi dell’editoria è un libro-itinerario di Roberto Cicala sulle sedi delle maggiori case dei libri, molte milanesi, in uscita per Il Mulino: anteprima mercoledì 8 maggio a Milano, alla libreria Vita e Pensiero, in largo Gemelli 1, alle ore 17,45, con lo storico del libro Edoardo Barbieri e il direttore editoriale Aurelio Mottola in dialogo con l’autore, editore e docente universitario. L’evento è promosso da Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica e Creleb. A seguire presentazioni in vari sedi italiane, dal salone del libro di Torino al Gabinetto Vieusseux di Firenze, dall’Antico Caffè San Marco di Trieste al parco Villa Filippina di Palermo.

QUI UNA PAGINA CON SCHEDA, SELEZIONE DELLE RECENSIONI E BIBLIOGRAFIA DEL LIBRO

Un capitolo del volume è dedicato alla Milano tra ’800 e ’900 quando scrittori ed editori scoprono fama e guadagno con i libri: tra Scala e Monte Napoleone gli editori di Leopardi e Manzoni, tra molte edizioni pirata) aprono all’Italia letteraria accolta in casa Treves, a cominciare da Verga, senza dimenticare i manuali Hoepli per una Milano industriale in crescita. Una sezione è poi dedicata a Mondadori, Rizzoli e Feltrinelli, «il presidente, il commendatore e il rivoluzionario» con aneddoti sulla battaglia a tre sul fronte dei tascabili economici durante il boom economico. Un altro capitolo segue le strade di una Milano divenuta capitale della lettura: s’ inizia dal periodo tra le guerre con Bompiani, Garzanti e i libri per ripartire, quindi il mondo degli studi nella capitale delle university press, prima di tutte Vita e Pensiero, con piccoli e grandi sigle tra letteratura e mercato, tra Scheiwiller, Il Saggiatore, Adelphi e gruppo GeMS, con uno spazio ai piccoli lettori nella grande città e uno sguarda dagli anni ’60 al Duemila in una «BookCity» da Adelphi alla Nave di Teseo.

Le case editrici sono luoghi dove non sono previste visite guidate, che è possibile fare in queste pagine per scoprire dove nascono i libri che amiamo grazie all’incontro di persone, idee, storie ed emozioni. Dai sestieri lagunari di Manuzio alle gallerie del centro storico di Milano, dalla Mole di libri torinesi tra Gobetti, Einaudi e don Bosco alla Bologna di Zanichelli e del Mulino (che nel 2024 compie 70 anni) e fino alla Firenze dei caffè scelti dai poeti per le riunioni di redazione, e ancora dalla Roma di politica e santità alla Napoli delle bancarelle, alla Bari laterziana e alla Palermo della “Memoria” è un itinerario dietro le quinte delle fabbriche dei best seller tra uffici, ville, open space e librerie. Un volume che mancava con una mappa del come e perché si produca tanto sapere in tutta la penisola: è una bibliodiversità che rispecchia la variegata identità dell’Italia di oggi, di cui le case editrici sono uno specchio veritiero tra carta e digitale.

Roberto Cicala è docente all’Università Cattolica di Milano ed editore di Interlinea. Collaboratore di riviste e quotidiani, ha pubblicato per il Mulino I meccanismi dell’editoria. Ha curato inediti di Rodari, Rebora e Vassalli e saggi sulla storia di Einaudi, Mondadori, De Agostini, Vita e Pensiero e altri editori.

«Il fatto che si chiamino “case” la dice lunga sull’importanza dei luoghi in cui si cucinano le parole per renderle le più appetibili e gustose al palato degli ospiti, cioè i lettori, dentro il piatto dei libri. In gergo è detto davvero “cucina” il lavoro di redazione: è ciò che capita dietro le quinte dei libri per farli nascere. A partire dalle sedi più rappresentative questo viaggio in Italia tenta di tracciare una piccola storia dell’editoria italiana attraverso alcuni marchi consolidati la cui aura permea molti luoghi. È il racconto di un campione di sigle che hanno plasmato l’identità culturale della nostra nazione mediante i gusti e le scelte di editori protagonisti o di letterati editori, due categorie che non sono del tutto tramontate», scrive l’autore nell’introduzione.

Dopo l’anteprima milanese le prime presentazioni di Andare per i luoghi dell’editoria di Roberto Cicala saranno sabato 11 maggio alle 10,30 al Salone del libro di Torino con Irene Enriques, Giovanni Hoepli e Giuseppe Laterza e venerdì 17 maggio ore 17,30 a Firenze al Gabinetto Vieusseux di palazzo Strozzi con Franco Contorbia e Cristina Nesi.

Il libro: Roberto Cicala, Andare per i luoghi dell’editoria (Il Mulino), pp. 192, con fotografie, euro 14
https://www.mulino.it/isbn/9788815388735

 La scheda del libro in pdf: CICALA_Luoghi-editoria_RITROVARE L’ITALIA_Mulino


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Alla scoperta dei luoghi dell’editoria proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/alla-scoperta-dei-luoghi-delleditoria-a-milano/feed/ 0
ChatGPT e l’editoria: l’algoritmo ha un’anima? https://editoria.letteratura.it/chatgpt-e-leditoria-lalgoritmo-ha-unanima/ https://editoria.letteratura.it/chatgpt-e-leditoria-lalgoritmo-ha-unanima/#respond Mon, 01 May 2023 09:43:32 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8822 Torna disponibile in Italia ChatGPT, il più popolare chatbot, un software che grazie all’intelligenza artificiale elabora conversazioni scritte o parlate permettendo di interagire con ogni dispositivo digitale come quando si comunica con persone reale, ma in più aiuta a scrivere articoli o testi in uno stile corretto, fare ricerche complesse, risolvere problemi matematici e programmare […]

L'articolo ChatGPT e l’editoria: l’algoritmo ha un’anima? proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
Torna disponibile in Italia ChatGPT, il più popolare chatbot, un software che grazie all’intelligenza artificiale elabora conversazioni scritte o parlate permettendo di interagire con ogni dispositivo digitale come quando si comunica con persone reale, ma in più aiuta a scrivere articoli o testi in uno stile corretto, fare ricerche complesse, risolvere problemi matematici e programmare tramite l’utilizzo di un potentissimo motore di AI che elabora miliardi di dati e fonti in pochi secondi. Per capire che cosa comporta l’Intelligenza artificiale alla portata di tutti rispetto all’editoria e alla cultura abbiamo raccolto alcune risposte di Roberto Cicala, docente di editoria libraria e multimediale in Università Cattolica, editore e autore di I meccanismi dell’editoria edito dal Mulino in cui si accenna all’impatto della digitalizzazione nella comunicazione editoriale. 

La tecnologia dell’Intelligenza Artificiale con ChatGPT riuscirà a coprire ogni ricerca e gestione delle informazioni che ci servono?
Siamo di fronte a un’innovazione che crea fascino: pensiamo al milione di utenti nei primi dieci giorni e al gran dibattito in corso. È uno strumento che utilizza algoritmi avanzati di apprendimento automatico per generare risposte simili a quelle umane, con ricerche complessissime di contenuti in pochi secondi: è in qualche modo un generatore di linguaggio, che accorpa informazioni con un’operazione di cultura formidabile ma meccanica, diversa dalla conoscenza umana profonda, dal sapere dell’esperienza e della tradizione.
Come ha scritto Alessandro Carrera in uno stimolante pamphlet pubblicato da poco, Sapere, è la dimostrazione che oggi si può essere informati di tutto senza sapere nulla. Potremmo dire però che è una forma di democratizzazione della cultura, quindi con molti punti positivi.

Ci sono aspetti del lavoro editoriale che non potranno mai essere sostituiti dalla tecnologia oppure tutto sarà asservito all’AI?
Se pensiamo al lavoro editoriale, che è una mediazione culturale tra autori e lettori, non basta avere uno stile corretto e far ricerche di tipo nozionistico.
Per esempio: la letteratura è scarto dalla norma, è cambiare direzioni, partire da una cosa per arrivare a un’altra, sulla base di informazioni della vita interiore e non solo presenti sul web. La persona umana è fatta di mente e cuore e inconscio, la macchina è fatta di algoritmi.
La sfida è allora connettere le diverse competenze per arrivare a comprenderle non secondo una logica univoca.
Non serve avere più informazioni ma interpretarle per vivere meglio.

Ormai l’Intelligenza Artificiale è necessaria, soprattutto nella gestione dei contenuti e della comunicazione editoriale. Quindi che cosa sta cambiando e ci sono dei pericoli?
Ogni attività si sta smaterializzando ma non da oggi (e probabilmente in futuro, come è stato detto, non dovremo neppure toccare lo schermo dei nostri dispositivi per interagire con loro) ma non possiamo farci nulla.
Sono d’accordo con chi dice che l’immutabile legge della tecnologia impone che i suoi doni non si possano rifiutare: possiamo scappare ma ci rincorrono. E non è sempre un male. Come non è così negativo che ChatGTP decreti la fine dei temini scolastici facendoci comprendere che la formazione e l’e-learning deve attraversare nuove frontiere, spingendoci a capire che più dell’algoritmo e dell’informazione nozionistica conta la riflessione legata all’esperienza. Credo che la nuova app sarà utile per spunti, brain storming e revisioni, perché non potrà fare tutta la mediazione intellettuale necessaria per un contenuto editoriale o formativo complesso.
Però pericoli ce ne possono essere se non c’è un filtro critico, come nei vari massmedia d’un tempo e nei social di oggi, perché anche il web ha un lato oscuro, non dimentichiamolo.
Comunque l’algoritmo non ha un’anima e neppure un inconscio. L’editoria e i libri, di carta o di bit, sì, e perché ogni tecnologia ci può migliorare e cambiare, senza essere succubi delle macchine.

 

Tratto da dichiarazioni su Linkedin

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo ChatGPT e l’editoria: l’algoritmo ha un’anima? proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/chatgpt-e-leditoria-lalgoritmo-ha-unanima/feed/ 0
Sotto una buona stella: la bellezza in editoria tra cielo e arte https://editoria.letteratura.it/sotto-una-buona-stella/ https://editoria.letteratura.it/sotto-una-buona-stella/#respond Thu, 05 Jan 2023 13:47:39 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8814 Un libro d'arte seleziona le più belle opere dedicate alle stelle, non soltanto comete, dall'antichità a Giotto, da Van Gogh a Banksy.

L'articolo Sotto una buona stella: la bellezza in editoria tra cielo e arte proviene da Editoria & Letteratura.

]]>

«Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua»: così, attraverso le parole del Piccolo principe, si apre Sotto una buona stella, nuova uscita della collana “Nativitas” di cui è autrice Chiara Gatti, storica e critica d’arte, che scrive per “Repubblica” ed è direttrice del Museo MAN di Nuoro.
In seguito ad altre pubblicazioni per Interlinea, come Nevicate d’arte del 2021, ha prestato nuovamente la sua penna alla prima collana europea dedicata al tema del Natale, ideata nel 1993 da Carlo Carena con l’editore Roberto Cicala. La serie, giunta con quest’opera al numero 105, presenta sezioni che toccano ambiti diversi, dalla letteratura alla spiritualità, dalla poesia all’arte e all’architettura: proprio in quest’ultimo si colloca Sotto una buona stella, presentato a Milano in occasione del consueto incontro “Editoria a Natale” in Università Cattolica.
Questo volumetto tascabile è avvolto da una sovracoperta interamente occupata da un dettaglio della celebre Notte stellata di Van Gogh, custodita la Moma di New York, impreziosita dal titolo impresso in oro a caldo su una carta pregiata e certificata, non plastificata. In quest’ultimo aspetto traspare l’occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente, cifra caratteristica della casa editrice. La particolarità della copertina, in carta marcata grigia, è tipica della collana, che con questa scelta vuole opporsi a quella che è stata definita dallo storico dell’editoria Gian Carlo Ferretti come «la plastificazione sgargiante» che domina oggi la produzione libraria. All’interno del libro l’adozione di una carta patinata naturale permette di riportare con brillantezza i dipinti e le opere prese in considerazione dall’autrice, arricchendo così il testo di preziosi strumenti visivi. L’uso del carattere graziato Simoncini Garamond e un’impaginazione ariosa permettono una lettura scorrevole.
Come suggerito anche dal sottotitolo, Stelle e comete nell’arte, Chiara Gatti, con la collaborazione di Serena Colombo, si propone di condurre il lettore attraverso un viaggio tra i cieli stellati dell’arte. Partendo dal Disco di Nebra, riconducibile all’età del bronzo, la spiegazione si dipana avanti e indietro nel tempo: dalle prime opere d’età cristiana, a Giotto e il suo interesse naturalistico; dalla stella come simbolo di sciagura in molte opere medievali, al sentimento del sublime che anima notturni come quelli di William Turner; dall’angoscia di Van Gogh e Munch, passando per Kandinskij e Mirò, fino a Banksy, con la sua reinterpretazione drammatica e simbolica del foro lasciato da una granata su un muro di Betlemme. In questa rassegna di opere viene mostrato come «l’uomo abbia sempre visto nelle stelle un simbolo di qualcosa d’altro, di qualcosa di intoccabile, reso vicino attraverso l’arte», perché «chi desidera traduce in forme riconoscibili ciò che sfugge alla sua esperienza».
Secondo un’idea proposta dalla stessa autrice, «le stelle confortano l’uomo», ma al contempo lo pongono di fronte a un enigma: «Dove si consuma il resto della nostra esistenza, al di là della materia?» Con questo appassionato lavoro Chiara Gatti prova a rispondere, unendo così le bellezze del cielo alle bellezze dell’arte.

Giulia Calvi, Paola Pozzoli, Sofia Ciatti

Registrazione video della presentazione del libro Sotto una buona stella di Chiara Gatti sul canale YouTube del Laboratorio di editoria: clicca qui.


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Sotto una buona stella: la bellezza in editoria tra cielo e arte proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/sotto-una-buona-stella/feed/ 0
“Guerra ai libri”: ricerca-antologia sui casi editoriali di censura https://editoria.letteratura.it/guerra-ai-libri-casi-editoriali-di-censura/ https://editoria.letteratura.it/guerra-ai-libri-casi-editoriali-di-censura/#respond Sun, 08 May 2022 13:39:53 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8649 Un libro del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica presenta un’indagine curata da giovani laureandi che dimostra quanto la censura sia ancora attuale In un momento storico in cui la libertà è ancora combattuta esce una raccolta antologica di casi editoriali di censure in diverse parti del mondo e varie epoche: Guerra ai libri, Casi editoriali […]

L'articolo “Guerra ai libri”: ricerca-antologia sui casi editoriali di censura proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
Un libro del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica presenta un’indagine curata da giovani laureandi che dimostra quanto la censura sia ancora attuale

In un momento storico in cui la libertà è ancora combattuta esce una raccolta antologica di casi editoriali di censure in diverse parti del mondo e varie epoche: Guerra ai libri, Casi editoriali di censura (ed. Educatt, pp. 132, euro 9) nasce da una ricerca dei giovani del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica di Milano, dove è stata programmata un’anteprima mercoledì 18 maggio, mentre la presentazione con reading, in cui intervengono Roberto Cicala e Mario Baudino, è nel calendario del Salone del libro di Torino venerdì 20 maggio.

Da Erasmo a Kafka, da Orwell a Pasolini, fino alla saga di Harry Potter e a graphic novel sono molti gli esempi di una guerra che non si avvale di armi convenzionali ma imbavaglia la libertà d’espressione di autori che hanno sfidato regole morali ed etiche del loro tempo. Guerra ai libri lascia che questi libri ci parlino e aprano la nostra mente, anche provocandoci. Scrivono i curatori dlela ricerca: «alcuni contenuti possono non essere condivisi, ma sta a ognuno di noi cogliere in queste pagine il giusto spunto perché questa guerra non mieta nuove vittime letterarie e appicchi nuovi roghi di libri», come quelli dei protagonisti di Fahrenheit 451, che volevano «ridurli in cenere e poi bruciare la cenere».

L’attualità della censura nella triste primavera del 2022 segnata dall’invasione russa dell’Ucraina è testimoniata da una guerra parallela alle parole che, dalle pagine cartacee o digitali di libri e giornali, mina la libertà di espressione di chi perciò si industria con ogni tentativo possibile per non farsi colpire e azzerare, usando anche la tecnologia di blockchain e videogiochi per diffondere le notizie e i termini proibiti

«guerra» o «invasione». Ed è indicativo, scrive Cicala nella presentazione, «che oggi siano soprattutto i giovani a volere innanzitutto capire che cosa sia il fenomeno della censura a partire dai libri: significa discutere le ragioni e i modi del controllo della cultura individuando le caratteristiche di ciò che è più o meno legale. Ma proprio dalle nuove generazioni arriva la volontà di sventare il rischio di cadere nella generalizzazione, in tempo di politically correct, di cancel culture, di denigrazione del mondo Lgbtq+ e di campagne di chi si sente sempre woke».

Il volume fa parte della collana “Quaderni del Laboratorio di editoria: Informazioni su https://libri.educatt.online/servizi-editoriali/serie-dedicate/quadernidel-laboratorio-di-editoria/ È possibile anche scrivere mail all’indirizzo librario.dsu@educatt.it

Attenzione stampa al volume “Guerra ai libri”:
“Avvenire” riprende parti della presentazione: https://www.avvenire.it/agora/pagine/guerra-ai-libri-nel-2022-la-censura-torna-alla-carica
“Il Giorno” approfondisce il tema: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/quando-la-censura-fa-la-guerra-ai-libri-1.7687065
“Il Giornale” segue i contenuti dell’incontro pubblico al Salone Internazionale del Libro: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/salone-alberi-e-virus-recherche-senso-2036065.html
Su “Libero” l’attenzione del nostro libro viene sfruttata per rilanciare la polemica sull’esclusione in una delle passate edizioni di una casa editrice per «idee neofasciste»: https://www.liberoquotidiano.it/news/commenti-e-opinioni/31675895/matteo-salvini-salone-libro-torino-badnisce-poi-grida-censura.html
L’ufficio stampa della diocesi di Torino segnala l’evento al Salone: https://www.diocesi.torino.it/site/wd-appuntamenti/laboratorio-di-editoria-delluniversita-cattolica-guerra-ai-libri-ricerca-sui-casi-editoriali-di-censura-ancora-attuale-2/
CattolicaNews” ha dato risalto al libro: https://secondotempo.cattolicanews.it/news-la-guerra-ai-libri-attraverso-la-censura
come il magazine “EPeople”: https://www.educattepeople.it/2022/05/18/guerra-ai-libri-lintervista-per-lultimo-volume-del-laboratorio-di-editoria/
Per consultare l’intera collana: https://libri.educatt.online/servizi-editoriali/serie-dedicate/quaderni-del-laboratorio-di-editoria/

Link agli eventi Facebook di presentazione: -Milano 18 maggio: https://fb.me/e/27iwIkGe8 -Torino 20 maggio: https://fb.me/e/2ybrRt20M

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo “Guerra ai libri”: ricerca-antologia sui casi editoriali di censura proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/guerra-ai-libri-casi-editoriali-di-censura/feed/ 0
Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo: un progetto editoriale tra storia e futuro https://editoria.letteratura.it/giangiacomo-feltrinelli-50-anni-dopo-un-progetto-editoriale-tra-storia-e-futuro/ https://editoria.letteratura.it/giangiacomo-feltrinelli-50-anni-dopo-un-progetto-editoriale-tra-storia-e-futuro/#respond Tue, 08 Mar 2022 20:51:15 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8644 Mercoledì 16 marzo, nei giorni dell’anniversario della fine tragica, alle ore 17 in Università Cattolica a Milano lezione aperta di Roberto Cicala su “Una casa editrice può essere un bene pubblico? Il caso Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo” a cura del Laboratorio di editoria con letture e video La prossima settimana sarà trascorso mezzo secolo […]

L'articolo Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo: un progetto editoriale tra storia e futuro proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
Mercoledì 16 marzo, nei giorni dell’anniversario della fine tragica, alle ore 17 in Università Cattolica a Milano lezione aperta di Roberto Cicala su “Una casa editrice può essere un bene pubblico? Il caso Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo” a cura del Laboratorio di editoria con letture e video

La prossima settimana sarà trascorso mezzo secolo dalla fine tragica di Giangiacomo Feltrinelli avvenuta una mattina di marzo del 1972 e il Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica lo ricorda con una “lezione aperta” di Roberto Cicala dal titolo «Una casa editrice può essere un bene pubblico? Il caso Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo». L’editore, divenuto latitante e ricercato internazionale, ritrovato per caso ai piedi di un traliccio presso Segrate, ucciso da una carica di esplosivo che stava maneggiando, lascia l’eredità di una grande vocazione e una incrollabile fede nei libri che si possono sintetizzare in una delle sue prime collane, emblematica di passato e presente della casa editrice, perché rappresenta forma e contenuto tipici della storia di questi cinquant’anni intrisi di futuro: è l’“Universale economica”, dove si mescolano saggistica e narrativa, tradizione e attualità, generi ed età.

Roberto Cicala, studioso di editoria contemporanea e docente di editoria libraria e multimediale, autore di I meccanismi dell’editoria (Il Mulino) ed editore di Interlinea, ripercorrerà la parabola di Feltrinelli partendo da quell’estate del 1955 quando escono i primi due libri, l’Autobiografia di Nehru e Il flagello della svastica di Lord Russel di Liverpool, tradotto da uno dei primi redattori, Luciano Bianciardi. Il ventinovenne Giangiacomo Feltrinelli ha fondato la società l’anno prima sulle ceneri della Cooperativa del Libro Popolare, di cui ha rilevato una collana fortunata, di tascabili a basso costo, l’“Universale Economica del Canguro” che dal giugno 1949, all’indomani dello storico lancio della “Bur”, sforna «un libro alla settimana contro l’oscurantismo», come recita lo slogan promozionale.

Durante la conferenza saranno mostrate copertine storiche e spezzoni di video e interviste lungo una storia straordinaria, dal caso del best seller mondiale Il dottor Zivago a Sotto il vulcano di Malcolm Lowry e al Pinelli della Cederna, senza dimenticare Garcia Marquez, Pennac, Banana Yoshimoto, Isabel Allende, Benni, Serra e Erri De Luca, per fare qualche esempio. Ma la riconoscibilità – secondo Cicala – è anche nello stile delle librerie, che hanno reinventato un’editoria per tutti e soprattutto per i giovani, diventando la prima catena italiana. Allora parlare di una casa editrice come di un «bene pubblico» non è azzardato.

L’incontro di mercoledì 16 marzo alle ore 17 in Aula magna dell’Università Cattolica a Milano è a ingresso libero con prenotazione per esterni scrivendo a: barbara.berrettini@unicatt.it

 

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Giangiacomo Feltrinelli 50 anni dopo: un progetto editoriale tra storia e futuro proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/giangiacomo-feltrinelli-50-anni-dopo-un-progetto-editoriale-tra-storia-e-futuro/feed/ 0
Fantasma d’amore di Mino Milani: un caso editoriale tra letteratura e cinema https://editoria.letteratura.it/fantasma-damore-di-mino-milani-tra-letteratura-e-cinema/ https://editoria.letteratura.it/fantasma-damore-di-mino-milani-tra-letteratura-e-cinema/#respond Fri, 04 Mar 2022 18:26:59 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8613 Il romanzo più celebre dello scrittore pavese, scomparso nel 2022, divenne un film di Dino Risi con Marcello Mastroianni e Romy Schneider. Una scheda e l’ultima intervista, inedita, a Milano Milani Classe 1928, Guglielmo Milani – conosciuto da tutti col diminutivo Mino – diventa scrittore di successo a partire dal 1953, grazie alla sua ventennale […]

L'articolo Fantasma d’amore di Mino Milani: un caso editoriale tra letteratura e cinema proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
Il romanzo più celebre dello scrittore pavese, scomparso nel 2022, divenne un film di Dino Risi con Marcello Mastroianni e Romy Schneider. Una scheda e l’ultima intervista, inedita, a Milano Milani

Mino Milani

Mino Milani in una fotografia di Marta Lacchini

Classe 1928, Guglielmo Milani – conosciuto da tutti col diminutivo Mino – diventa scrittore di successo a partire dal 1953, grazie alla sua ventennale collaborazione con il “Corriere dei Piccoli”. Tra le sue opere migliori per bambini e ragazzi: il ciclo di romanzi a fumetti Tommy River (1972-1974), Le avventure di Martin Cooper: Il paese delle grandi orme – In fondo al pozzo (1968) e Efrem, soldato di ventura (1973). Per la sua vasta attività letteraria, Milani alterna una serie di pseudonimi: Stelio Martelli, Eugenio Ventura, Piero Selva, Mungo Graham Alcesti, T. Maggio. All’età di 50 anni, dopo l’esperienza al “Corriere della Sera” e dopo la breve parentesi come direttore della “Provincia pavese”, Milani scrive Fantasma d’amore, il suo primo vero romanzo per adulti.
La trama è incentrata su una storia quasi parapsicologica, d’amore e di incubo, ambientata a Pavia tra la fine d’ottobre e il 29 novembre del 1975. Ha come protagonisti Nino Monti, uno stimato commercialista di mezza età, e Anna Brigatti, una vecchia donna logora, avvizzita dalla malattia, che si rivela essere il suo grande amore giovanile. Le loro vicende si intrecciano in un vortice sempre più allucinante e terrificante, fino al tragico epilogo sulle sponde del Ticino. Con Fantasma d’amore, Milani approda verso un diverso genere letterario: scrive di personaggi e situazioni presi un po’ dal vero della sua vita e un po’ dalla sua immaginazione. Completa la prima stesura in soli 4 mesi e oggi è possibile visionare il dattiloscritto originale presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia. Agli inizi del 1976 il romanzo è nelle mani della casa editrice Mondadori, complice soprattutto l’amicizia con l’allora direttore Alcide Paolini, che vuole ardentemente pubblicare la nuova fatica di Milani.

Cover Fantasma d'amore

Fantasma d’amore, edizione Mondadori, 1977.

Fantasma d'amore

Fantasma d’amore, edizione Rizzoli, 1990.

Come testimoniano le carte presenti presso l’Archivio storico della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, inizialmente il titolo era Fino al fiume. Quando, però, il libro viene pubblicato nel maggio del 1977 nella collana “Omnibus”, il titolo scelto è Fantasma d’amore, voluto da Paolini stesso. Vengono stampate più di 14 mila copie al prezzo di 5.000 lire l’una e il libro si presenta con una copertina rigida cartonata di colore rosso, dotato di sovraccoperta con alette, plastificata lucida, la cui immagine è realizzata da Ferenc Pintér.

A questa prima edizione, ne seguono negli anni altre quattro: quella del 1978 edita da Edizione Euroclub Italia, anch’essa in copertina rigida; quella realizzata in edizione economica dalla Biblioteca universale Rizzoli per la collezione “Superbur” nel 1990; quella stampata nel 2001 dall’editore Guardamagna, con la prefazione di Angelo Stella e oggi fuori catalogo; infine quella pubblicata dall’editore Barion nel 2013, nella collezione “Mediterranea”, con una postfazione di Beppe Benvenuto.

Locandina film Fantasma d'amore

Locandina del film Fantasma d’amore di Dino Risi.

Il libro riscuote fin da subito un entusiastico successo, tanto che la critica lo consacra immediatamente a best seller. Ciò porta il romanzo a essere preso in considerazione per una trasposizione cinematografica fin dall’agosto del 1977: ha così sviluppo il lungometraggio diretto dal padre della commedia all’italiana, Dino Risi, che si approccia a un diverso cinema, quello di tipo thriller-psicologico. La sceneggiatura è di Bernardino Zapponi, la fotografia di Tonino Delli Colli e la colonna sonora di Riz Ortolani, poi eseguita al clarinetto dal re dello swing, Benny Goodman. La produzione è italo-franco-tedesca ed è seguita da Pio Angeletti e Adriano De Micheli per International Dean Film, AMLF e Roxy Film. Il cast è composto da nomi di alto calibro, quali Marcello Mastroianni e Romy Schneider. Malgrado ciò, la pellicola, uscita nelle sale italiane nella primavera del 1981, non riscuote il successo sperato, dividendo a metà la critica tra amatori del genere e insoddisfatti per un lavoro mediocre. Tuttavia, si può affermare che il romanzo Fantasma d’amore rimane un fiore all’occhiello nell’attività narrativa di Milani. Con la sua scrittura delicata e schietta, con il suo stile personalissimo ed inconfondibile, egli ha tutte le carte per entrare di diritto nella schiera dei grandi autori della nostra contemporaneità, per essere letto e apprezzato non più solo come scrittore di genere, ma come autore a tutto tondo.

Giulia Ottoni

 

L’ultima intervista a Mino Milani

Nella mattinata del 26 febbraio 2021 ho incontrato il dottor Mino Milani, famoso scrittore nato il 3 febbraio 1928 a Pavia, nella sua casa in piazza San Pietro in Ciel d’oro in relazione al caso editoriale del suo libro forse più celebre, Fantasma d’amore.

Come nasce per Lei un romanzo? E come è nato Fantasma d’amore?
Nasce naturalmente da un’idea. L’idea era “scaturita”, diciamo questa parolaccia, dal testo del romanzo. In quel momento si trattava di scrivere un libro e allora ho pensato a quale libro volessi fare. Mi è venuta l’idea di un libro realista e ho detto «Sì, un libro realista va bene, ma fino a che punto realista? Un libro realista in pieno?». Non mi piaceva l’idea di un libro realista in pieno, io avevo scritto libri realisti in pieno soprattutto nel genere dell’avventura, ma l’avventura è un’altra cosa. L’avventura nasce spessissimo – se non quasi sempre – da un romanzo fantastico, cioè immaginato, ma l’avventura ha bisogno di avere qualche cosa di concreto, mentre qui mi ritengo libero di fare quello che voglio. E allora ho fatto una storia d’amore, di cui il titolo me lo diede un caro amico, Alcide Paolini, che era il direttore della Mondadori e un bravo scrittore.

E quindi è anche per questo che Fantasma d’amore viene pubblicato da Mondadori?
Naturale. A lui piaceva molto ed è stato lui che ha immaginato il titolo. Mi ha detto di lasciare dentro la parola “fantasma”, che era bella. E io gli ho risposto di fare quello che voleva, che l’editore era lui, non ero io, io l’ho solo scritto.

Lei ha dato la trama all’editore?
No, io ho dato il libro già completo. E non era ancora ultimata la stesura, ma era quello il libro. E lui mi ha detto che il libro era bello e che «è quello che ci vuole per me, alla Mondadori non l’abbiamo ancora. Dammelo, dammelo». E io «te lo do, te lo do» (ride). E gliel’ho dato e lui era tutto contento e gli è venuto in mente di questo personaggio che sarà vero, non sarà vero, muore due volte, muore tre, muore quattro e una cosa e un’altra, e allora è venuto fuori l’idea di chiamarlo “fantasma”, che c’è e non c’è, insomma, perché il personaggio c’è e non c’è, può essere un’immaginazione e lì è nato Fantasma d’amore.

È stato quindi il Suo primo romanzo?
Il mio primo romanzo adulto. Io avevo scritto molte cose, magari molto più buone di quella, per giovani. Avevo scritto delle cose molte belle. “Corriere dei piccoli”, “Corriere dei ragazzi” e poi anche soltanto libri. Ho scritto delle cose buone, più buone di quelle, tranne che l’Italia è un paese molto strano, dove non capita mai che un libro per ragazzi, come in Inghilterra, sia il primo di qualche cosa, perché da noi la letteratura per ragazzi è marcata male. È un difetto che non c’è niente da fare.

Anche perché i ragazzi leggono molto poco.
Questo è vero. E poi soprattutto perché questa etichetta della letteratura che segue “per qualcuno” non va bene. “Per ragionieri”: no, non va bene, deve essere per tutti. Non deve essere “per ragazzi”, deve essere per tutti. Noi non siamo poi abituati ad accettare una letteratura per tutti. È uno dei motivi per cui, per esempio, in Inghilterra alcuni libri che vengono pubblicati ancora oggi sono per ragazzi, ma sono anche per adulti. Sono libri che vengono venduti, mentre da noi l’etichettatura prevale. Siamo fatti così.

E quindi poi ha scritto Fantasma d’amore in successione a quello che ha scritto nella rubrica Realtà romanzesca?
No, Fantasma d’amore non è mai andato in Realtà romanzesca. Realtà romanzesca aveva come caratteristica di riferirsi a fatti realmente accaduti. Quindi quello non era realmente accaduto.

Ho notato che Fantasma d’amore contiene molti elementi autobiografici: quanto di Mino Milani c’è in Nino Monti?
C’è abbastanza. Certi amori sono proprio presi dalla verità (ride) e raccontati lì. È un libro stesso che io ricordo non del tutto, però più o meno sì.

Poi c’è Anna Brigatti, per cui Lei dice di aver preso spunto da una donna, che per altro si è anche riconosciuta per via di un profumo che cita, il Reve d’or.
Reve d’or! Madonna, oddio mio, Reve d’or! (ride). Sì, me lo ricordo, lo sento ancora adesso il profumo, me lo ricordo. Eh sì, era una bella ragazza. Erano tempi fervidi.

Che rapporti ha avuto con Mondadori nella pubblicazione di Fantasma d’amore? Si ricorda il momento in cui la casa editrice Le ha comunicato di voler pubblicare il Suo romanzo?
Le cose non sono andate in questa maniera, c’è sempre stato di mezzo Alcide Paolini: ha fatto tutto lui, ha preso in mano la cosa e l’ha guidata lui. Della Mondadori mi pare di aver conosciuto qualche funzionario importante, ma adesso non mi viene in mente.

Anche perché aveva un rapporto più stretto con l’editore Ugo Mursia.
Mursia era il mio editore storico. Eravamo amici, Ugo ed io. Personaggio stranissimo, il personaggio più strano… Era un tipo così, per dirLe: una volta eravamo andati lui ed io a fare un viaggio in Spagna e una sera mi fa: «Sai cosa c’è vicino al nostro hotel?». «No, cosa vuol dire cosa c’è?». «C’è un night, andiamoci». Mi pareva strano, era uno molto riservato. Ci siamo andati, infatti eravamo molto contenti. E lui, a un bel momento a mezza sera, è cambiato da così a così: da tutto animato è diventato di una tetraggine. «Andiamo via». «Maccome, siamo appena arrivati. Guarda che ragazze che ci sono qui». «No, andiamo via». E così siamo dovuti andare via. Era uno schiaffo di tristezza che l’aveva preso. Era un tipo così. Il giorno dopo era tutto pimpante, ancora, ma dopo un paio di sere non parlava più e ho detto: «Ma che cavolo hai?!». «Ma no, non ho niente». «Come non ho niente? Sei lì, un rompiscatole». «Ma no, non dire così». Ecco, era un personaggio così, era un personaggio vero. Però anche questa è una cosa molto lontana, perché gli anni passano inesorabilmente.

Ho letto che il Suo motto è “Tagliare? Sì, grazie”. Cosa ha tagliato nel romanzo? Perché?
Sì, sempre, perché io, quando scrivevo da giovane, non tagliavo mai e poi ripensandoci, crescendo proprio criticamente, ho detto: «no, no, qui devi tagliare. Via!». Io sono un tagliatore. Dei miei romanzi ben pochi seguono l’originale, qualcuno. Scrivo di getto, poi taglio, poi aggiungo. Così si fa.

Ci sono stati personaggi che hanno risentito di ciò?
C’è un prete dentro, lui. Don Giovanni era vero, poi da vero è diventato meno vero e poi è tornato ad essere vero. È una storia che non ricordo con precisione. Don Giovanni, sì… Gli piacevano le ragazze (ride). Mi ricordo che una volta si era impadronito di un calendario di quelli un po’ osé, che ce ne sono alcuni bellissimi. Di tutti questi ne ho conservato uno. Anche a Nino Monti piacevano le ragazze.
Comunque, Don Giovanni è quello che ho più modificato. Per me era più importante come tipo di personaggio. Poi, mi pare, Paolini stesso ha detto: «No, Mino, non farlo così caratterizzato». Quindi poi ha avuto dei cambi.

A proposito del film, è mai stato sul set cinematografico? Che cosa ricorda di quei giorni?
Sì, ci sono stato. Sono venuti anche qui a trovarmi. C’era quella bella ragazza, come si chiama? La Romy Schneider. Bella, simpatica. Ricordo che la prima volta che l’ho conosciuta era su un tram e girava una scena. Mi guarda e io la guardo, e allora lei viene e mi chiede: «Ma Lei è Mino Milani? Sono Romy Schneider». «Ah». «Eh, lo so, ma guardi che non sono così brutta come mi vede qua», perché aveva il trucco da fantasma. «Sì, lo so che non è così meno bella», non potevo dire che era brutta. Lei era una donna bellissima e molto simpatica, molto alla buona. Quando veniva in casa mia, si comportava come se ci fosse sempre stata, insomma… Poi è scomparsa, ma è morta poco dopo miseramente. Il figlio si è suicidato, non so se di propria volontà.

E con Dino Risi che rapporto ha avuto?
Ah, buono! Poi oh, ricordo di averlo visto… mi è spiaciuto di averlo visto così. Un certo giorno ricevo una telefonata. «Ciao Milani, indovina chi sono». «Ti prego, non farmi fare questa figura». «Oh, ma dove sei? Sono qua vicino a casa tua!». «Vicino a casa mia?». «Sì, vicino a casa tua. Relativamente». «Dove?». «A Broni». Broni è un paesone, bello anche, nelle prime pendici dell’Oltrepò pavese, celebre per il vino. «Allora ti aspetto qui a Broni». «Va bene, io so come trovarti» e lui si è messo a ridere. Vado lì e non lo trovo. Sa perché? Perché lui era un bellissimo uomo e aveva questa testa candida, proprio di un biancore impressionante, e io vado lì in piazza a Broni dove c’era un sacco di gente e cerco una testa bianca che non vedo. Ho anche una fotografia di quel tempo, proprio che mi hanno fatto intanto che sto cercandolo, ecco, lì che giro. E poi ad un momento sento: «Mino, Mino!» e mi vedo questa testa gialla, forse aveva smesso di tingersi i capelli, e l’ho trovato anche vecchio. Non che io fossi ringiovanito in quegli anni, però c’era una certa differenza d’età. Ed è rimasto male e mi fa: «Non mi riconosci più?». «No, tranne che non è nevicato sulla tua testa, è venuta giù un po’ di acqua non precisamente pulita». «Eh sì, sai cos’è…». L’avevo trovato invecchiato, viene da dire gravemente. Poi ho capito che lui stesso era rimasto deluso e allora ho fatto svelto a cambiare registro e gli ho detto: «Eh, ma sei sempre il solito bell’uomo» e questo lo ha lusingato. Poi non l’ho più visto. Ci siamo sentiti, poi non l’ho più visto.

E in rapporto al film? Come ha preso Lei la notizia che doveva essere diretto da Dino Risi?
Ero contento. Lui poi era un ragazzo molto simpatico. Ho dei bei ricordi di quel tempo. Quando veniva qui in casa mia era assolutamente rilassato, però poi ci si è persi.

Per quanto riguarda il set, si ricorda qualcosa?
No. Qualche piccola cosa tecnica. Venivano qui, c’erano delle persone simpatiche, altre meno, normalmente.

Per la sceneggiatura, Le hanno chiesto consiglio?
No, la sceneggiatura è stata discussa. Uno è disposto a cedere fino a un certo punto, oltre l’altro dice «No, questo no. Tu ti fermi lì».
Io ho avuto delle critiche, che poi sono risultate diffuse: ad esempio, il finale è – scusi l’espressione – andato in vacca. È venuto fuori che lui (ndr. Nino Monti) era pazzo e va in manicomio alla fine. Ha perso la verità. E poi gliel’avevo detto e mi fa: «Ma sai che hai ragione».
C’erano tre finali, mi pare: uno era che lui, non mi ricordo più in che circostanza, perde il suo soprabito e finisce in Ticino. Era un finale bello. No, invece ne hanno fatto un altro… E poi il finale vero era di una tristezza: lui in manicomio, con lei vestita da crocerossina, ma dai… Lui nel libro si ammazza, si butta nel fiume.

Dopo la pubblicazione sia del libro sia del film, qual è stata la risposta del pubblico?
Non credo che il film abbia giovato molto al libro. Hanno avuto vita differente. Sa, siamo in Italia e il libro è il libro, il film è il film. Il film vanno a vederlo, leggere un libro per noi italiani… Mi spiace dirlo, ma è andata così.

Del libro, invece, ha avuto un buon riscontro?
Il libro è andato bene, non benissimo, però è andato bene. L’italiano non legge. Va al cinema a vedere ed è convinto di aver letto il libro. Questa è la cosa antica e sempre valida. Il dramma, per dire, la realtà dello scrittore italiano, è questa sua povertà. Gli stranieri lavorano in un’altra maniera. In fondo di romanzi italiani che passano dalla carta alla pellicola ce ne sono pochi, mi pare. Gli stranieri lavorano anche di più per il film, ci pensano.

Fantasma d’amore è stato prodotto anche in Francia, mi pare, e anche in Germania.
Sì, Fantôme d’amour.

Mentre il libro è stato tradotto in altre lingue?
In francese sì, mi pare.

Nel romanzo si parla di allucinazioni, ma è giusto definire così ciò che prova Nino Monti? Dopo essere morta, Anna diventa un fantasma e si rivela a Nino tra le vie di Pavia. Questa rivelazione è più un prodotto dell’immaginazione del protagonista o è la realtà, è il fantasma che si fa vivo?
Nella mia idea era il fantasma che si faceva vivo… ammesso che sia possibile. La strada che descrivo è via Porta, descritta con un po’ di pignoleria e ho messo un po’ di realtà in questo, ma sono cose che hanno un valore relativo.

Mi è piaciuto molto il fatto che non tutti riescono a vedere il fantasma di Anna, ma solamente i personaggi più particolari, come Ressi, il collega di Nino Monti.
Sì, me lo ricordo, c’era nella realtà quello lì. Aveva una cotta per me (ride), era un po’ imbarazzante. Il romanzo me lo ricordo, ma non proprio come Lei.

E poi c’è anche un amico di Nino, uno del gruppo, che muore.
Sì, gli amici che si trovano a cena, mi pare, e uno muore in un incidente. Sì, Antonio Copiani, era quello lì, un mio compagno di liceo. «Mi hai fatto morire!». «Stai tranquillo che non sei morto». Sì, abbiamo fatto una cena insieme e abbiamo rinnovato l’amicizia. È un ricordo vecchio, lontano.

Esiste ancora quella “scarnébia” che fa da sfondo al romanzo?
No, la scarnébia, come la nebbia, a Pavia è scomparsa. Queste finestre che Lei vede (ndr. le finestre dello studio di casa Milani, dove eravamo), queste belle finestre che sono aperte sulla chiesa, certe volte in inverno per giorni Lei non vedeva la chiesa, c’era un blocco di nebbia impressionante, sia di qui, sia di lì dove si apre sul giardino la mia casa. Ed era immersa nella nebbia, proprio. E Lei girava per Pavia certe volte dove letteralmente vedeva ad alcuni metri di distanza. Scomparso tutto. Oddio, con gioia dei pavesi che vanno in macchina. Io a quel tempo lavoravo a Milano, c’andavo non tutti i giorni ma quasi, ed era dura. È scomparsa anni fa (ndr. la vera scarnébia), un bel po’ ormai, pochi la ricordano ancora. Io sono uno di quelli perché sono un vecchio pavese che sta attento a quelle cose e quando la trova dice: «oh che bellezza!». «Cos’è? Cosa dici?». «Guarda che bello!». «Ma non si vede niente». «È lì il bello». L’han perso, i pavesi, l’amore per la scarnébia e han perso anche l’amore per il colore di Pavia. Non gliene frega niente ai pavesi di Pavia.

Per quanto riguarda il Ticino, che è grande protagonista di Fantasma d’amore?
No, il Ticino non c’è più. C’è un corso d’acqua che d’estate diventa pieno di barche motori e basta.

Com’era invece negli anni ’70, durante il periodo in cui è ambientato il romanzo?
Bellissimo, era la fine del Ticino, cominciava già a cedere. Era bellissimo, pieno di cose, bello, bellissimo… In pochi hanno percorso il fiume, pochi! Voglio dire, quattro o cinque e generalmente non con il mio rispetto. Io, per molti anni, fino a che ho potuto, sono andato al Ticino con la forza dei remi, poi a un bel momento non si può più fare, anche perché gli anni passano e al Ticino si va meno, il Ticino è diventato un corso per motoscafi. Il Ticino non c’è più, Pavia non c’è più. Pavia c’è ancora, ma (ndr. i pavesi) non la capiscono più, perché si sono creati questa nuova Pavia che è più comoda, perché non ha nebbia… Così non mi piace.

Lei descrive le persone di Pavia come molto gentili al bar, ma quando tornano a casa propria sono molto riservate. Sono ancora fatte così?
Sono fatti così, ancora oggi. Certe cose non cambiano. Il pavese è così in un modo e poi diventa in un altro. Qual è la verità? Non lo so, ma certamente non è quella che si vede più facilmente.

Se dovesse scegliere una sola caratteristica che L’ha aiutata ad essere lo scrittore che è oggi, quale sarebbe?
La ricerca di una certa verità, che non ha niente a che vedere con l’ambiente, la storia, no. Prevale il fatto, il personaggio umano su tutto questo. Quella è la parte che mi interessa più di tutti. La persona che dice: «Ma tu cambi?». «No, non cambio. Sono così». «Eh, ma sei fatto male». «Non pretendo di essere fatto bene, sono quello che sono, mi spiace». Noi siamo responsabili di noi stessi fino a un certo punto.

Il fatto di conoscere quello che si scrive è fondamentale.
Trovo di sì, perché generalmente più dici le cose giuste, più è aderente a quella che è la realtà che Lei vuol descrivere e meglio riesce. È giusto che sia così. Sa, lo scrittore deve essere testimone di sé stesso.

Gianni Rodari ha dichiarato che Lei può essere considerato l’erede di Salgari.
Sì, ma “erede di Salgari” nel senso che racconto l’avventura. Ma no, non mi interessa essere l’erede di Salgari. Ho massima stima e massimo rispetto e massima riconoscenza per Salgari, perché è quello che ho letto da ragazzo e mi ha fatto amare la lettura, però mi fermo lì a questa nostalgia. Mi rendo conto della debolezza intrinseca.

Per quanto riguarda i romanzi adulti, a quali autori si è ispirato?
Ai grandi. I grandi li fregan tutti. Potrei prenderne quanti ne vuole, di grandi autori. Ogni tanto io mi metto a rileggere… Da ragazzino, per fortuna, avevo la mania del bel libro e nella mia libreria c’è tutta una serie di libri che mi erano costate l’ira di Dio perché erano carissimi, però adesso hanno un valore inestimabile, pochissimi hanno la raccolta intera che ho io e sono libri di una bellezza… Tutti i miei soldi finivano lì. Allora trovava dei libri che adesso non trova. Ci sono dei libri della Frassinelli, si chiamava, e costavano 4 lire allora, io ero un ragazzino che lucrava in casa e me li sono presi tutti e adesso me ne vanto. Adesso il libro è quasi tutto bello, allora c’erano libri belli e libri da signori. E, infatti, adesso però anche quelli hanno perso un po’ lo smalto (ndr. si riferisce ai libri della collana Frassinelli che ha in libreria). Soltanto uno che li prende in mano, dice: «Ah, questi eran libri!».

Pavia, venerdì 26 febbraio 2021

Intervista di Giulia Ottoni dalla tesi di laurea, Università di Pavia, relatore prof. Roberto Cicala

Mino Milani

 

In viaggio con Mino Milani tra scrittura, libri, passioni e avventura
Intervista video della primavera 2018.


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Fantasma d’amore di Mino Milani: un caso editoriale tra letteratura e cinema proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/fantasma-damore-di-mino-milani-tra-letteratura-e-cinema/feed/ 0
Livio Garzanti, i taccuini di un grande editore https://editoria.letteratura.it/livio-garzanti-i-taccuini-di-un-grande-editore/ https://editoria.letteratura.it/livio-garzanti-i-taccuini-di-un-grande-editore/#respond Thu, 01 Jul 2021 08:48:25 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8597  Un libro celebra il centenario della nascita di uno dei maggiori editori del Novecento con suoi inediti e testimonianze. Il 1° luglio 2021 cade l’anniversario di colui che lanciò Pasolini, Gadda, Soldati e le “Garzantine”. In Una vita con i libri l’ultima moglie Louise Michail raccoglie appunti lasciati su quaderni (tra cui note di lettura […]

L'articolo Livio Garzanti, i taccuini di un grande editore proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
 Un libro celebra il centenario della nascita di uno dei maggiori editori del Novecento con suoi inediti e testimonianze. Il 1° luglio 2021 cade l’anniversario di colui che lanciò Pasolini, Gadda, Soldati e le “Garzantine”. In Una vita con i libri l’ultima moglie Louise Michail raccoglie appunti lasciati su quaderni (tra cui note di lettura e un diario di guerra) con immagini e interviste, con una nota di Gian Carlo Ferretti.

«È dal passato che a me nascono i sogni» ha scritto Livio Garzanti tra i vari testi inediti raccolti in Una vita con i libri. Appunti, racconti e interviste, come s’intitola il libro postumo che Interlinea fa uscire il giorno in cui cade il centenario della nascita del grande editore, raccogliendo suoi testi inediti, ricordi di scrittori, note di lettura e immagini del suo archivio privato, a cura di Louise Michail Garzanti intervistata da Paolo Di Stefano, con una nota di Gian Carlo Ferretti e interventi vari, da Ernesto Ferrero e Pietro Citati ad Armando Torno e Antonio Gnoli, tra gli altri. Il volume commemorativo ha una tiratura limitata (ibfo 0321 1992282).

Il libro si apre con le parole della moglie Louise Michail, che offre uno scorcio privato su Livio Garzanti uomo ed editore attraverso un’intervista di Paolo Di Stefano; segue un viaggio letterario tra le testimonianze e le note di lettura di autori da lui pubblicati e conosciuti, da Italo Calvino a Pier Paolo Pasolini, da Eugenio Montale a Elsa Morante. Si tratta di un importante ricordo biografico dell’editore che ha segnato il secondo Novecento italiano attraverso racconti, carte private, appunti vari sulle origini dell’impresa editoriale, note personali di lettura, un diario del tempo della guerra e testi creativi. A corredo del testo un apparato di fotografie private, copertine firmate Fulvio Bianconi, lettere, appunti e manoscritti (i testi inediti sono stai trascritti e curati da Martina Vodola, del gruppo di ricerca del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica).

Una vita con i libri è un dovuto omaggio a un protagonista della cultura italiana contemporanea al quale Interlinea aveva dedicato di recente Un editore imprevedibile. Livio Garzanti di Gian Carlo Ferretti, facendo emergere l’uomo e il creatore di un catalogo dove si alternano Gadda e Mike Spillane, Pasolini e 007, Colazione da Tiffany e Love Story, Magris e Alberoni, premi Nobel e “Garzantine”. Ferretti definisce Garzanti «protagonista suo malgrado». Nell’intervista che apre questo libro la moglie Louis Michail paragona suo marito, l’editore Livio, a un ossimoro, così riassumendo bene i suoi tratti generali. Ossimoro è una forma retorica ormai entrata nell’uso comune, che significa accostamento di due contrari, e in generale antitesi e contraddizione, e in Garzanti anche imprevedibilità. Un editore imprevedibile, infatti, che nei rapporti personali e di lavo-ro poteva essere, volta a volta, amabile e indisponente, suadente e padronale, determinato e capriccioso, e nella sua produzione edito-riale fortemente contraddittorio. Una personalità che, per chi voglia scriverne, sembra sfuggire da tutte le parti, e che comporta perciò la necessità di una fitta aggettivazione. Questo libro, con materiali editi e inediti scelti e curati dalla signora Garzanti a cento anni dalla nascita dell’editore (1° luglio 1921), non è soltanto un bell’omaggio alla sua figura, ma anche un prezioso contributo biografico, documentario, storico e critico sulla sua attività e produzione. A cominciare naturalmente dal lavoro editoriale, anche se si trovano qui molti scritti su altri aspetti importanti e talora meno noti della sua vita, riguardanti la personalità intellettuale, la vita di relazione, il mondo privato, gli interessi culturali, la creatività letteraria. Ne esce insomma una ulteriore e piena conoscenza e valorizzazione di Livio Garzanti».

Pubblichiamo un brano tratto dal libro per gentile concessione.

Ragionamenti di un editore

Gadda Novella Garzanti BianconiLa critica dell’editore vive della passione dell’industria. L’editore non può lasciarsi andare alla passione personale e non può affidarsi alla disinteressata freddezza della critica dei critici, l’editore è una media fra la critica dei critici e la vita, non di se stesso ma degli altri. Ed è soprattutto nel capire gli altri che sta il capire degli editori, sentire il pubblico vuol dire giungere oltre il gusto del pubblico. Il gusto è sempre qualche cosa di freddo, è la conseguenza di un qualche cosa di realizzato. Se l’editore segue il gusto del pubblico, giunge sempre di un minuto in ritardo […]. L’editore è un critico che il pubblico non conosce, un critico che non segue una sua logica rigorosa, non è abituato a giustificarsi. […] Sempre mi capita l’amico, il conoscen­te, l’uno che ti incontra per la prima volta e appena sa che vivi nel mondo editoriale ti affonda di domande e di consigli; sembra tanto facile quanto dar consigli e far critiche a un editore. Si iniziano forti discorsoni, e si discute, che mai si arrivi a un punto. L’editore è un industriale come tutti gli altri, deve conoscere la sua clientela e deve saperla accontentare, il libro è per l’editore un prodotto come gli altri, bisogna che piaccia e bisogna che sia ben presentato. Lanciare un libro è come lanciare un lucido da scarpe. Questa è la conclusione cui mi par di dover giungere un’altra volta dopo lunghe discussioni con amici e conoscenti, mi sembra semplice e pure quel che mi han detto tanti librai e tanti che passano la loro vita vicino ai banchi di vendita. Poi quando si parla con i colleghi e si discute d’un libro di una collana, mi trovo spesso a fare la parte del critico più raffinato. C’è un dovere cui l’editore deve ubbidire, un dovere verso la cultura, verso la morale.

[Livio Garzanti, manoscritto, senza data]

Livio Garzanti, Una vita con i libri. Appunti, racconti e interviste, a cura di Louise Michail Garzanti intervistata da Paolo Di Stefano, con una nota di Gian Carlo Ferretti, Interlinea, Novara 2021, pp. 168, euro 18, ISBN 978-88-6857-387-4
www.interlinea.com


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Livio Garzanti, i taccuini di un grande editore proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/livio-garzanti-i-taccuini-di-un-grande-editore/feed/ 0
Un omaggio alla libraia Helga Weyhe https://editoria.letteratura.it/helgaweyhe/ https://editoria.letteratura.it/helgaweyhe/#respond Mon, 14 Jun 2021 12:59:28 +0000 http://editoria.letteratura.it/?p=8564 Chi varcava la soglia – cliente o visitatore – della libreria di Helga Weyhe a Salzwedel udiva sulle prime soltanto uno scampanellio. L’ambiente, gremito di scaffali e tavoli coperti di libri e carte, sembrava deserto. Ma di lì a poco veniva dalla stanza accanto il rumore di una sedia che si scosta dalla scrivania, e subito si affacciava alla porta, sempre aperta, lo sguardo curioso di Helga Weyhe – a scrutare il nuovo arrivato.

L'articolo Un omaggio alla libraia Helga Weyhe proviene da Editoria & Letteratura.

]]>

Helga Weyhe (11 dicembre 1922 – 4 gennaio 2021) alla porta della sua libreria.

Chi varcava la soglia – cliente o visitatore – della libreria di Helga Weyhe a Salzwedel udiva sulle prime soltanto uno scampanellio. L’ambiente, gremito di scaffali e tavoli coperti di libri e carte, sembrava deserto. Ma di lì a poco veniva dalla stanza accanto il rumore di una sedia che si scosta dalla scrivania, e subito si affacciava alla porta, sempre aperta, lo sguardo curioso di Helga Weyhe – a scrutare il nuovo arrivato. Negli ultimi anni, era bene accompagnare il saluto scandendo a voce alta il proprio nome: l’udito si era fatto sempre più difficoltoso, anche la vista andava declinando e il cuore si era indebolito. Il “raggio” si era, insomma, sensibilmente ridotto.

«Sempre più si stringono / poco per volta / i cerchi della vita»: Helga amava molto sentir citare i versi del vecchio Fontane, poeta da lei prediletto, e ammiccava sorridendo. Certo è che, sorretta dalla disciplina prussiana con cui era stata educata, non intendeva abbandonare la postazione. Si soffermava tra gli scaffali con l’uno o l’altro ospite oppure lo invitava a scambiare quattro chiacchiere nell’ufficio sul retro, dedicando a ciascuno tutta la sua attenzione: «Che cosa legge in questo momento? E che ne pensa dell’autore? Quali nuovi libri le interessano? Qualche titolo?».

Gli anni erano ormai tanti, ma l’attenzione rimaneva quanto mai vigile: curiosa, leggeva di tutto e spesso ti sorprendeva con quella sua voglia improvvisa di metterla in burla.

Euforia, entusiasmo, tripudio non erano nelle sue corde. Nel 2017, quando le fu conferito il titolo di “Grande Dame delle librerie di Germania” dalla Ministra della cultura, Monika Grütters, centinaia di librai presenti in sala accolsero la nomina con una lunghissima standing ovation. Senza scomporsi, Helga commentò l’alta onorificenza con un sobrio: «Però… non è cosa da poco!».

Una testimonianza insostituibile

La premiazione non era avvenuta per caso. A prima vista, la vita di Helga Weyhe, ora spentasi quietamente, poteva dirsi quasi monotona in quel suo scorrere piana, senza sbalzi spettacolari. Ha testimoniato, invece, un’esistenza unica, irripetibile, nel vorticoso altalenare della storia tedesca specie lungo i confini, modificati di continuo a separare le province di Prussia e di Hannover, come pure i distretti creati dal nazismo a delimitare Magdeburg-Anhalt da Ost-Hannover; da ultimo, le zone di occupazione istituite nelle due Germanie, DDR e Repubblica federale. La felice conclusione in un Paese finalmente riunificato ha concesso a Helga Weyhe di trascorrere libera e sicura nella sua casa gli ultimi trent’anni. I precedenti erano stati, invece, molto aspri, quali lei sicuramente non aveva previsto.

Nel 1871, il nonno aveva acquistato la libreria, che da allora rimase sempre nelle mani della famiglia. Helga è nata e cresciuta nell’appartamento al primo piano, sopra al negozio, trasferito nel 1880 al numero 11 della Altperverstrasse. Farà lunghi viaggi in Francia e sarà per tre volte in Italia, dove sosta con ammirato stupore al Foro romano: «Come Cesare!». Visita Firenze, Venezia, Capri, Napoli. Poi, gli studi di germanistica a Breslau, Königsberg e Vienna. Una «cultura solida, ma rimasta a metà del guado»: la famiglia aveva bisogno di lei e nel 1945 la richiama a casa. Obbedisce senza esitare e, dal 1965 in avanti, condurrà la libreria. Sarebbero trascorsi vent’anni prima che, nel 1985, potesse finalmente volare a New York, dallo zio: il celebre gallerista Erhard Weyhe. Soltanto allora le sarà infatti riconosciuto di essere “matura” abbastanza per varcare il Muro, come ebbe a dire una volta con amarezza.

Chi si guardava intorno nella libreria ritrovava i ricordi di quel viaggio e della vita trascorsa: una targa titolata 794 Lexington Avenue e la mappa di New York; in vetrina, le foto di famiglia in bianco e nero, mentre il negozio avrebbe sempre conservato il sapore di un pezzo d’antiquariato, rimasto tal quale dal 1880 con i suoi scaffali di legno tinteggiati di un bel marrone chiaro. Solamente la facciata si arricchisce di un’insegna in rame recante il simbolo della civetta. Da ultimo, una lastra a mosaico installata sul marciapiede – con l’iniziale “W” in bella vista – per invitare il passante a varcare la soglia e immergersi nel mondo dei libri.

Anni di magra

La vita è stata molto severa con Helga Weyhe. Pur rifugiandosi ai margini, ha dovuto reggere il carico della grande storia. Per dirla senza infingimenti: dapprima, quand’erano al potere i “neri”, poi i “rossi” – diversi, sì, ma entrambi ben poco amici dei libri, della lettura, della libera parola. Con amarezza, Helga parlava dei lunghi “anni di magra” attraversati da una libreria rimasta in mano privata. Eppure, le è riuscito di tenersi a galla anche nella Germania divisa, scegliendo di orientare l’offerta sui classici della letteratura e i testi scientifici oltre che sull’antiquariato minuto. A partire dal 1972, Helga ha infatti trovato una fonte di guadagno nel cosiddetto “piccolo traffico frontaliero”, che consentiva ai visitatori occidentali – provenienti dal territorio limitrofo, il Wendland – di passare il confine, così aprendo un piccolo varco nel Muro anche per Helga: il cambio forzato portava i “giornalieri” a investire proficuamente nell’acquisto dei sorprendenti tesori offerti dal suo negozio. Sorta di anteprima in loco della futura riunificazione.

A partire dal 1989, inizia finalmente l’ascesa che, poco per volta, porterà la piccola libreria di Salzwedel nel Pantheon immaginario del regno dei libri. Con la “svolta” mutano volto la strada, il quartiere, la città, la piccola patria locale e l’intero Paese, ma così anche la clientela e i libri in vendita. Helga rimane sempre uguale a se stessa. Se intorno a lei si accendono luci e luminarie d’ogni sorta, e le innovazioni della tecnica cambiano faccia al mondo, la libreria sembra rimanere immersa nel sonno della Bella addormentata, serenamente disdegnando accessori modaioli e fronzoli vari.

Helga Weyhe tra i suoi amati volumi.

Impossibile non vedere la coerenza, la caparbietà e fedeltà a certi valori di questa donna coraggiosa, sempre fedele a se stessa. Segnata dagli anni bui, ma ben salda e decisa, lo sguardo mai rivolto al passato, saprà muovere incontro anche alla nuova ondata dei libri prodotti per l’attualità immediata e il consumo. Chi frequentava la libreria sapeva che non vi avrebbe trovato né bestseller né romanzi gialli, e ben pochi tascabili: sì, invece, i classici della letteratura in ottime edizioni, sostanziosi saggi di storia della cultura e libri per l’infanzia. Sul banco accanto alla cassa, i prediletti: una bella scelta! Il romanzo per bambini scritto da Erika MannStoffel fliegt übers Meer –, le opere di molte autrici “sfrontate” d’inizio secolo – Irmgard Keun, Alice Bernd, Gabriele Tergit, e così anche i libri di Erich Kästner.

Il successo non si fa attendere. I clienti si passano parola, e poco per volta la fama della libreria varca i confini cittadini e provinciali finché arrivano anche i politici di spicco: non soltanto ministri della cultura, ma addirittura il presidente dei ministri del Land Sachsen-Anhalt, che un giorno carica sull’auto di servizio un’intera catasta di volumi; arrivano romanzieri famosi e i colleghi di città vicine.

Una vita piena

A poco a poco, anche i media cominciano a interessarsi della nostra libraria, ormai la più anziana ancora in attività. Ne parlano con grande rilievo le pagine culturali di tutte le maggiori testate e così pure i più famosi canali televisivi, ARTE e YouTube, oltre che le principali emittenti radiofoniche. Helga prende tutto con molta calma – ma in cuor suo rallegrandosi non poco, specie quando nel 2012, per festeggiarne il novantesimo compleanno, la città di Salzwedel le conferisce la cittadinanza onoraria. Motivo: «la capacità di essere fonte d’ispirazione». Per l’occasione, sarà piantato in suo onore anche un albero di ginkgo. Anno dopo anno, Helga aveva sempre dedicato le sue cure alla letteratura: di qui, l’ispirazione.

Da allora, alla libreria è finalmente garantito un sostegno economico, che consente a Helga di finanziare letture, conferenze e occasioni di incontro nel nome della cultura. Si moltiplicano le occasioni di viaggio, in particolare gli inviti a partecipare alle fiere del libro, ai grandi premi letterari, agli eventi organizzati da grandi e piccoli editori. È invitata ovunque fioriscano attività culturali, in gran numero nei pressi di Salzwedel. Insomma, una vita finalmente appagante, piena e ricca.

Al suo sapere e alla sua testimonianza hanno attinto storici, studiosi di cultura del territorio, archivisti e storici della famiglia. Da tutti considerata “cronista” della comunità ebraica cittadina, a lei si sono rivolti anche ricercatori di storia ecclesiastica locale e così pure delle istituzioni scolastiche. Una volta, le ho sentito dire che le dispiaceva – quando se ne fosse andata – di lasciare un così grande vuoto nella storia cittadina. E per qualche tempo è comparso in vetrina un memo: «Io pure mancherò molto a me stessa quando non ci sarò più». Non a caso, aveva maturato e messo a punto il progetto (poi reso impraticabile dalla pandemia) di invitare a Salzwedel nel 2020 lo scrittore Ingo Schulze, il cui ultimo romanzo racconta sventure e traversie capitate a un libraio in conseguenza dei tanti errori dovuti alla riunificazione. Helga Weyhe sapeva quel che faceva.

Oggi, la “memoria” della cittadina di Salzwedel non ha più voce, e nella libreria silenziosa e ormai buia è rimasta solamente la sedia lasciata vuota da Helga. Recita un proverbio giapponese: «Quando muore un essere umano, è come se andasse a fuoco una biblioteca».

Axel Kahrs, scrittore e storico della letteratura

9 gennaio 2021, Lüchow e Salzwedel

Traduzione di Maria Gregorio


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

L'articolo Un omaggio alla libraia Helga Weyhe proviene da Editoria & Letteratura.

]]>
https://editoria.letteratura.it/helgaweyhe/feed/ 0