Come esternare il proprio amore per i libri? Ogni periodo storico trova un diverso mezzo per esprimere le passioni che muovono l’uomo: per quanto riguarda la pagina scritta, ieri cataloghi, oggi bookstagrammer e booktuber. Nel Settecento, secolo per eccellenza dell’enciclopedismo e degli studi eruditi, l’abate padovano Gaetano Volpi trasmette il suo interesse per il mondo editoriale in 144 lemmi. Da questi, scritti con competenza e ironia, emergono i piccoli segreti dell’editoria, nonché consigli e curiosità per gli amanti dei libri.

Delle Avvertenze utili e necessarie agli amatori de’ buoni libri, pubblicate nel 1756 come appendice del catalogo della casa editrice padovana dei fratelli Volpi e della stamperia Cominiana, riportiamo due brevi estratti: uno di carattere storico-erudito, riferito alle mani disegnate ai margini o all’inizio di un testo — cui segue un approfondimento redatto dagli studenti del Laboratorio di editoria del corso di Editoria libraria e multimediale (Università Cattolica, a.a. 2005-2006) —, e un altro, curioso e autoironico, sui gatti che sembrano godere del «fragore» causato dalle unghie sulle carte.

MANI SCRITTE. Alcuni incontrando nel leggere qualche bella sentenza, o fatto notabile, li segnano ne’ margini con certe mani pessimamente disegnate, tutto ciò indicanti, e tanto pel Volume le moltiplicano, che fanno indispettire gli amanti de’ buoni Libri, vedendoli da esse così goffamente avviliti. Questa curiosa usanza è passata anche in qualche Libro stampato, come nel Tesoro Ciceroniano del Nizolio, alcune Edizioni del quale, fornite di gran quantità di picciole mani, si chiamano colla sintassi.

La mano disegnata ai margini o all’inizio di un testo viene definita anche manina o index. Per molti secoli generazioni di lettori hanno disegnato una mano stilizzata, con l’indice puntato, per mettere in risalto i passi più significativi del testo. Se il segno veniva riprodotto da mano coeva su un libro antico questo arricchiva il testo anziché deturparlo. Questa tradizione permane in ambito tipografico dove la mano con l’indice puntato viene riprodotta in forma stilizzata ai margini dello scritto per richiamare l’attenzione del lettore su un passo del libro. Ancora oggi la mano viene utilizzata come indicatore grafico nei computer. A margine della pagina possono comparire anche le postille (dal latino post = dopo, illa = quelle cose). Si tratta di una nota o breve annotazione fatta su un manoscritto o un libro a stampa. Si chiamano postille marginali quelle scritte sui margini del foglio, postille interlineari quelle fra le righe. Questa usanza è antica: sono molti i manoscritti che riportano annotazioni e diversi erano i letterati illustri che erano soliti postillare i testi che leggevano quali ad esempio Aldo Manuzio, Torquato Tasso, Alessandro Manzoni, Voltaire e Napoleone. Nel linguaggio tipografico sono chiamate postille le noticine che si trovano sui margini esterni della pagina e riportano date, denominazioni di epoche o episodi tratti dal testo, richiami, brevi diciture in luogo di titoli. Si ritiene che il primo libro stampato con note marginali sia l’Aulo Gallio, pubblicato a Roma nel 1469 da Sweynheym e Pannartz.

GATTI. Questi infestano le Librerie col natural loro vezzo di aguzzarsi l’ugne principalmente sulle carte, godendo di quel fragore che in ciò da esse si forma; graffiandole spesso malamente: e colla loro pestilente orina: benché da un altro canto, le tengano riguardate da’ sorcj, d’essi ancor più dannosi. Il Petrarca perciò tenea carissima una sua Gatta, il cui scheletro, celebrato con versi, ancor si vede in Arquà, Villa del Padovano nella casa già da esso abitata.

Estratti tratti da:
Gaetano Volpi, Avvertenze utili e necessarie agli amatori de’ buoni libri (1756), con note e illustrazioni, presentazione di Edoardo Barbieri, ISU Università Cattolica, Milano 2006, pp. 34, 45.


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

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