«Un quarto dell’intera produzione annuale di varia, saggistica e narrativa è rappresentata da libri tradotti», quindi stranieri. Il loro successo dipende perciò anche dalla sua buona traduzione. Per indagare il mestiere del traduttore, una delle tante figure professionali appartenenti al mondo dell’editoria, l’allieva del Laboratorio di Editoria Samantha Oldani ha intervistato Beatrice Masini, autrice di libri per bambini e ragazzi a cui è stata affidata la traduzione della saga di Harry Potter dal terzo capitolo in poi.

Voci dell'editoria

Voci dell’editoria

 

Come lavora un traduttore, è letterale o mantiene lo spirito della lingua da cui traduce?

Un buon traduttore non è mai letterale ma è certo fedele allo spirito della lingua da cui traduce. Ci sono battute che in inglese fanno rotolare dalle risate e in italiano sono senza senso: in questo caso bisogna trovare un corrispettivo che però non sia troppo italico, perché altrimenti si distorce il contesto (dire “in bocca la lupo” invece di “buona fortuna” per tradurre good luck per conto mio è già una distorsione, tanto per fare un esempio). Ogni problema è un caso a sé, e non esiste una regola, se non il gusto personale e un po’ di esperienza.

Conta essere autrice per bambini per tradurre una saga come Harry Potter?

La maggior parte dei traduttori non sono autori. Sono traduttori migliori o peggiori per questo? Ogni caso è a sé. Certo, scrivere per ragazzi aiuta a capire meglio le intenzioni dell’autore, dà una sensibilità particolare rispetto al pubblico. E tradurre per ragazzi è un mestiere molto specifico, che non si deve affrontare alla leggera, pensando che sarà più facile. L’attenzione al vocabolario e al suo controllo è sempre altissima.

Quando si traduce un nome, è più importante essere letterali o riuscire a rendere lo spirito di un personaggio?

È più importante usare l’immaginazione per rendere lo spirito del personaggio, essere letterali è restrittivo e a volte soffocante. Spesso è più importante il suono di una parola che il suo senso: anche se questi non sono libri nati per la lettura ad alta voce, che i nomi suonino bene è importantissimo. Ad esempio, sono molto contenta di Knight Bus, nel terzo episodio di Harry Potter, che è diventato il Nottetempo. Tenere il doppio senso inglese (“bus notturno”) era impossibile, quindi ci ho rinunciato e ho fatto una scelta tutta diversa.

C’è un libro o un personaggio a cui si è più affezionata nella saga di Harry Potter? 

Il libro è il terzo, forse perché è il primo che ho tradotto, ma anche, e forse di più, perché cambia registro rispetto ai primi due, diventa più fosco e maturo insieme. Il personaggio è Remus Lupin, secondario ma ben disegnato, serio e ombroso, tormentato dai dubbi, ben scolpito nelle sue contraddizioni.

[…]

Per leggere l’intervista completa: 
Il traduttore. Non esiste una regola, se non il gusto personale
, in Voci dell’editoria. Interviste sui mestieri del libro, intervista di Samantha Oldani, Educatt, Milano 2008, pp. 86-87.

 


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).

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