libri sono specchio della cultura e della storia del Paese da cui hanno origine. Nelle parole degli autori italiani più noti si riflettono le credenze, le riflessioni e le vicende di un’Italia complessa, difficile da definire, a metà tra il desiderio di unità e la permanenza di antiche divisioni, eppure amata visceralmente da nativi e non. Capire la nostra identità, rileggere le vicende italiane sotto una nuova luce, riscoprire le proprie radici grazie alla voce degli scrittori più amati: questo il percorso presentato nel volume Italia tra le righe. I libri della nostra storia (a cura di Velania La Mendola e Maria Villano, EDUCatt, Milano 2011), dove la Storia si intreccia con la storia editoriale di più di cinquanta libri che hanno fatto l’Italia e, verrebbe da dire, anche gli italiani.

Qui presentiamo il caso del Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, un libro particolarissimo in quanto «capolavoro incompiuto» di cui abbiamo due stesure non definitive e il cui destino sarebbe dovuto essere molto diverso.

Lo straordinario caso editoriale del Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

Il capolavoro incompiuto di Fenoglio (1822-1963) è stato ritrovato dopo la sua morte, avvenuta il 18 febbraio 1963, dal fratello Walter e, nonostante fosse stato esplicitamente richiesto dall’autore di distruggere tutte le sue carte, viene consegnato all’Einaudi. Dopo un lungo lavoro redazionale, curato da Lorenzo Mondo, è pubblicato nel 1968, nella collana “Supercoralli” in formato 14×22 con in copertina un acquarello astratto di Sonia Delaunay.

Copertina della prima edizione del Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio (Einaudi, 1968)

Il romanzo racconta gli ultimi mesi della Resistenza sulle colline intorno alla città di Alba, attraverso gli occhi di Johnny, studente universitario cresciuto nel culto della letteratura anglosassone. Ritornato presso i suoi famigliari a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, dopo l’«imprevisto insperato rientro dalla tragica Roma» dove prestava il servizio militare, il protagonista decide di dare il proprio contributo alla lotta contro il regime nazi-fascista. La narrazione muove dall’esperienza personale dell’autore, tuttavia non è racconto autobiografico ma attraverso un’accurata elaborazione letteraria diventa esperienza universale. Il partigiano è un viaggio verso la maturità, marcato dall’instancabile camminare di Johnny sempre teso alla conoscenza del mondo e dei problemi ultimi dell’uomo: il senso della vita, il bene, il male, la morte e la libertà.

La vicenda editoriale del Partigiano è particolarmente complessa e dibattuta, infatti ci si è trovati di fronte a due diverse stesure della stessa opera lasciate allo stadio di bozza. Era infatti abitudine dell’autore sottoporre i propri scritti a «lunghi e penosi rifacimenti», una sorta d’infinito work in progress. L’incompiutezza del romanzo, interrotto a causa della prematura morte del suo autore, è però da riscontrare nella revisione strutturale, linguistica e organica dell’opera, non nella trama. Infatti entrambe le versioni s’interrompono, se pur con un esito diverso, nel medesimo punto. Probabilmente, quindi, Fenoglio ha preferito elidere il finale lasciando una suggestiva conclusione aperta.

La prima stesura è divisa in capitoli e parte dal ritorno da Roma ad Alba e dall’imboscamento di Johnny nella casa in campagna e termina lasciando intendere che sopravvivrà alla guerra. La lingua è data da una curiosa mescolanza di italiano e inglese, definita poi da alcuni critici «Fenglese». La seconda stesura invece, lessicalmente meno estrosa e meno ricca di anglismi, è divisa in blocchi narrativi più ampi e inizia con l’esperienza del protagonista presso i partigiani comunisti, tralasciando però altri numerosi episodi presenti invece nella precedente versione. In questo finale si lascia intendere che Johnny troverà la morte nell’ultimo scontro a fuoco narrato.

Quello che ora è romanzo autonomo doveva essere parte di un progetto più ampio; l’autore stesso in una lettera del 1957 all’amico Italo Calvino allude alla stesura di un «libro grosso» che avrebbe dovuto abbracciare l’intero periodo di guerra, 1940-45. […] Anche il momento in cui fu scritto Il Partigiano è incerto. Maria Corti sostiene che il primo abbozzo del romanzo sia da collocarsi immediatamente dopo la conclusione della guerra (anni 1945-50) e che poi sia stato lasciato da parte. Questa tesi rimane la più accreditata […]. Invece altri critici, tra i quali Eugenio Corsini, lo ritengono l’ultimo progetto elaborato da Fenoglio (anni 1955-57), come ideale summa di tutto ciò che aveva scritto fino a quel momento.

Nella prima edizione Lorenzo Mondo, oltre a scegliere il titolo del romanzo, ha provveduto a una collazione tra le due diverse bozze con un montaggio suggestivo, fatto anche di necessarie uniformazioni riguardo a nomi di luoghi e personaggi non sempre omogenei. Tuttavia immediatamente dopo la pubblicazione si è riscontrata la necessità di un’edizione critica del testo, attenta ai problemi linguistici e filologici dei quali Mondo non aveva tenuto conto.

Esce così nel 1978 ancora per Einaudi la seconda edizione, diretta da Maria Corti e curata da Maria Antonietta Grignani, la quale rifiuta la sincresi delle due versioni e le propone autonome una dopo l’altra.

Il terzo e ultimo assetto testuale è curato da Dante Isella e pubblicato nell’edizione Romanzi e racconti di Fenoglio (“Biblioteca della Pleiade”, Einaudi) nel 1992 e riproposto nell’edizione “Einaudi Tascabili” nel 1994 e nel 2005. Isella ha fatto riferimento alla prima edizione del Partigiano, offrendo però un montaggio testuale leggermente diverso da quello del Mondo, utilizzando i capitoli 1-20 della prima stesura e i capitoli 21-39 della seconda. Inoltre il curatore ha aggiunto in appendice il suo breve saggio di approfondimento La lingua del partigiano Johnny.

Brano tratto da:
Giorgio Tognolli, «Ecco l’importante, che ne rimanga sempre uno». Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio in Italia tra le righe. I libri della nostra storia, a cura di Velania La Mendola e Maria Villano, con interviste a Melania Mazzucco e Sebastiano Vassalli, presentazione di Roberto Cicala, EDUCatt, Milano 2011, pp. [52]-53.


(in "Editoria & Letteratura", editoria.letteratura.it).